Il Palazzo dell’Ordine, detto anche La Torta, per denunciare un kitsch architettonico, anche per esprimere la metafora del Potere, è una costruzione cilindrica, a blocchi, tranne il blocco di terra,che è un tronco di cono con la base larga al di sotto del livello stradale. 

Sopra il tronco di cono si innalzano quattro blocchi cilindrici di altezza uguale ma sempre più piccoli di diametro; danno l’impressione che possano scivolare uno dentro l’altro, come quei recipienti che si schiacciano dall’alto e si riducono a una scatoletta. La costruzione termina con un blocchetto e una terrazza con l’eliporto.
Un fabbricato immenso circondato da viali ombreggiati: gli ingressi sono quattro al piano terra, uno per ogni punto cardinale, e due al terzo sotterraneo, dove passa la Metropolitana, che, dividendosi nelle due linee di opposte direzioni, lo racchiude in una ellisse.
In totale trentacinque piani: trenta in superficie, compreso il Piano Terra e la Terrazza attrezzata, gli altri sotto. Andando dal basso verso l’alto e a partire dai sotterranei, al quinto,Garage e Vie di fuga, garage solo per le auto blu. Questo piano sotterraneo è un labirinto per tutte le auto, per questo l’accesso è sconsigliato, a meno che non ci si trovi su un’auto blu. Colui che vi arriva in un’auto blu, se possiede la password, trova la via corretta per imboccare un tunnel che lo porta lontano e  in superficie in un luogo imprecisato. Nel senso che sai dove ti trovi solo all’arrivo. Quando l’auto in corsa nel labirinto si trova di fronte a un bivio o a un incrocio, immediatamente, per le auto blu e solo per queste, lampeggiano dei LED di un verde brillante, che indicano la via da prendere. Se un’altra automobile, smarritasi per caso nei piani sotterranei,si dovesse trovare qui al quinto piano sarebbe perduta. Prima l’auto,  poi il suo autista consumerebbero i rispettivi carburanti. Si esaurirebbero. Né ci si può mettere in contatto con nessuno. Per i cellulari non c’è campo, per l’auto e per chi la occupa non c’è scampo.
Risalendo:Officine d’ogni tipo e per chiunque; Archivi di ogni genere: vi si trova di tutto, come in Internet, solo che ciò che trovi è reale.  Sotterraneo molto frequentato questo degli archivi, tutti cercano qualcosa, e pare proprio senza sapere  perché. Sembra gente disperata e infelice, che vorrebbe fare, vorrebbe sapere ma non sa cosa. Più sui Laboratori Scientifici. Ben due piani: si indaga scientificamente su tutto e su tutti. Non c’è niente e nessuno di cui non si sappia con certezza ogni cosa.
Il piano terra con i suoi circa cinquantamila metri quadrati di superficie  rotonda offre i Servizi ai Cittadini, tutto il burocratico che serve dalla nascita alla morte e oltre. Mentre al primo e secondo piano gli uffici si occupano della Periferia. Il terzo piano, col quale termina il tronco di cono, è una paraculata voluta da Il Presidente, che per dire il vero ne sa e ne inventa molte di più dei suoi consiglieri, psicologi compresi. Una paraculata mutuata dal passato antico certamente, ma sapientemente rivisitata e corretta. Questo piano, detto anche Primo Interpiano, è isolato dal resto del Palazzo, ha ingressi a parte sorvegliati tecnologicamente, offre gratis la soddisfazione di ogni esigenza, ogni possibile svago, divertimento, attività di tempo libero, hobby. Dalle  taverne alle tavole calde, dalle biblioteche (poco frequentate) agli spettacoli d’ogni genere. Alle richieste per maschi e per femmine, alla pari.
Nei blocchi cilindrici i ministeri.  Questi cilindri fanno pensare ai cilindri di un mago espertissimo che fa apparire e scomparire ogni cosa. Nel primo cilindro, per esempio appaiono e scompaiono Scuola, Cultura, Salute, Prevenzione, Sicurezza, Giustizia. Così via via in ogni cilindro i vari ministeri come in uso ovunque.E man mano che ci si innalza l’importanza riconosciuta cresce. E cresce pure la magia. Un esempio: in alto si fanno le leggi, può accadere che una proposta che genera discussioni infinite di colpo venga votata all’unanimità.
Ogni ministero ha una scala di Responsabili, che non sono i Ministri che stanno tutti al piano sotto quello de Il Presidente. I Responsabili, per definizione, sono i caproni che scontano le pene meritate dai ministri. Il primo è il Responsabile Indaffarato, per modo di dire, perché per questo ruolo non si richiedono competenze e a queste  persone non si affidano di fatto compiti da svolgere.
Uno dei ministeri più importanti è quello delle Informazioni, collegato in vari modi, discreti e indiscreti, con tutti i piani. Si elaborano tutti i dati che riguardano il territorio dello Stato, per fare esempi: la nascita di un bambino e quella di un albero, un onomastico, un misfatto, le controversie tra singoli e quelle tra gruppi. Tutto ciò che serve insomma a un altro ministero, quello  dell’Ordine,per mantenere qualsiasi tipo di ordine, l’ordine vecchio e l’ordine nuovo, l’ordine in famiglia e quello nella scuola e sul posto di lavoro, l’ordine nei locali pubblici e quello nei club privati, nei quartieri, nelle strade superstrade e autostrade, nelle case.
Nel Blocchetto in alto, sotto la terrazza, risiede Il Presidente coi suoi appartamenti e i suoi uffici, tra i quali la sala preferita, quella dove riunisce i parlamentari, che  gli danno una mano a dettar legge: propongono, sostengono, definiscono, inventano ciò che serve e servono ciò che inventano. Infine fanno le prove di voto. Quindi votano.
Il Presidente suggerì, al tempo della costruzione del Palazzo, voluto da lui, la realizzazione, con il Blocchetto,  di una compresenza funzionale tra tutti gli eletti dal popolo: i parlamentari  e Il Presidente appunto. Nella nuova costituzione il primo articolo dichiarava che Il Presidente, non sarebbe stato un appellativo, ma l’unico nome del presidente. Come si dice Il Re, per intenderci. Nell’articolo si spiegava che essendo Il Presidente creazione diretta del popolo doveva essere così nomato, in quanto portatore di un compito che gli cambiava status, diritti e doveri, persino  la natura. Il Presidente era il Potere Indiscusso. I successivi presidenti, ammesso che ci fossero stati – così recitava l’articolo – sarebbero stati nomati con i numeri ordinali.
La compresenza funzionale fu il primo capolavoro de Il Presidente. Affermava che la compresenza sarebbe stata funzionale  perché faceva comodo. Il Presidente diceva che avrebbe fatto comodo a tutti. Anche ai parlamentari della cosiddetta opposizione. Per costoro Il Presidente escogita continuamente incarichi gratificanti o altamente remunerativi: da ciò provengono, per esempio,  i Responsabili dei vari ministeri. E’ così che si è andata formando una gerarchia di Responsabili. Al di sopra del  Responsabile Indaffarato c’è il Responsabile Senza Precedenti, che si è visto un giorno sulla testa il Super Responsabile. Da questa immensa forza proviene il consenso alle proposte di legge  de Il Presidente.
Sopra il Blocchetto la terrazza attrezzata. E’ stato costruito per primo l’eliporto. Poteva essere necessario. Sicché da subito sono pronte le vie di fuga, quella del labirinto sotterraneo e questa aerea. I maligni sono convinti che la coscienza fosse sporca  in partenza e altri  aggiungono che l’ eliporto è stata una soluzione al terrore che il labirinto suscita alle stesse auto blu. La terrazza si è attrezzata in breve tempo con un centro commerciale, un ristorante, sale da ballo, cinema, teatro, galleria, biblioteca, discoteca, enoteca, ludoteca. Nei teatri e nei cabaret della terrazza oggetto delle satire feroci dei comici è proprio Il Presidente. Anche questo è un suggerimento dello stesso presidente ai comici e ai cabarettisti: capolavoro di finezza politica ideato, voluto e pare, secondo alcuni, addirittura imposto. C’è chi sostiene che Il Presidente faccia a gara di ferocia, contro se stesso,  con i soggettisti.
Il Presidente verifica spesso e saltuariamente la forza centripeta dei parlamentari del suo partito, le definisce prove di omologazione. La prima prova di omologazione, proprio il giorno della inaugurazione della legislatura, fu la cravatta. Il Presidente si presentò con una cravatta fuxia. Il giorno dopo non si accontentò delle conferme che gli giungevano da più parti, spiò la sala del parlamento lui stesso per accertarsi della situazione. In effetti tutti quelli del suo partito avevano la cravatta fuxia. Qualche giorno dopo gli riuscì pure la prova di omologazione sui ministri. Presenziò per questo motivo alla prima riunione dei ministri, in seguito affidò la guida al ministro dell’Ordine, che di fatto ormai è il primo ministro. Non ritiene necessario essere a contatto con chi fa eseguire le leggi, a lui interessa trascorrere le giornate con coloro coi quali le fa le leggi, gomito a gomito con i suoi uomini e con quelli che si dichiarano avversari o addirittura nemici. Pappa e ciccia con tutti.
La prova di omologazione sui ministri fu la capigliatura, impropriamente detta. Il Presidente si presentò coi capelli finti che da lontano sembravano non proprio una parrucca, era come una parrucca disegnata, con l’attacco sulla fronte perfetto, non un capello fuori posto. Sembrava un ornamento del capo. Da quel giorno se le teste de Il Presidente e dei ministri si mettono in fila tra teste di legno ben allineate è impossibile distinguerle.  Questo, al di là della prova di omologazione riuscita, fa pensare a quanto sono seri i ministri e come questa serietà si esprima con la compostezza e l’impassibilità. Se svolgono i loro compiti allo stesso modo, si può veramente stare tranquilli.
Dopo queste prime prove di omologazione per testare e tastare la fedeltà dei suoi, Il Presidente organizzò personalmente una speciale giornata che definì di politica interna, intendeva dire che riguardava le relazioni tra tutti i parlamentari all’interno del Parlamento. Volle da subito essere chiaro, far capire a tutti, soprattutto agli esponenti delle opposizioni, quanto egli comprendesse le esigenze di chi era stato eletto, come queste esigenze fossero comuni a tutti e quanto, proprio per questo,  dovessero essere considerate privacy. Quel giorno urgenti lavori di risistemazione  in corso non permisero l’accesso a nessun altro: giornalisti e fotoreporter, teleoperatori e commentatori restarono fuori. E furono proposte in blocco tutte le leggi, le leggine, le disposizioni, i regolamenti che riguardavano la vita e le esigenze dei parlamentari. Stipendi, pensioni, buone uscite, diarie, rimborsi, e poi salari per i segretari e gli autisti; buoni pasto, buoni albergo, automobili blu e di altro colore per mogli e mariti, amanti, fidanzati, figli, nipoti e “nepoti”. Benché la lista fosse impressionante e i parlamentari dovettero darsi il cambio per leggerla tutta, al termine, dopo ore, fu votata in blocco in pochi secondi all’unanimità. Ma questa è una ricostruzione di ciò che sarebbe accaduto operata da commentatori e critici, un po’ ostili. Ufficialmente – ed è a questa ufficialità che bisogna credere – una buona parte dei parlamentari, non si sa quanti e chi, aveva votato contro…La fiducia degli elettori verso i parlamentari  è stata salvaguardata e contemporaneamente anche la loro, degli elettori,   salute psichica. A tutti pensa Il Presidente! Perché ogni elettore non può permettersi nemmeno soltanto di ipotizzare che il suo eletto possa pensare a se stesso prima che agli interessi del Paese. Se l’elettore dovesse arrivare a questa conclusione, si guarderebbe allo specchio e  si sputerebbe in un occhio. E questo non va, crea molto disturbo.

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