Si è tenuto questa mattina un incontro dal titolo “Il sistema finanziario internazionale” e a tenerlo è stato un personaggio davvero d’eccezione: Pedro Pàez Pèrez, membro della Commissione Stiglitz sulla Crisi Economica e Finanziaria Mondiale ed ex Ministro dell’Ecuador per il Coordinamento Economico

nel governo del presidente Correa. Durante il suo mandato, Pàez ha introdotto una serie di riforme come la legge sugli idrocarburi che ha permesso al governo di riprendere il controllo parziale sulle risorse petrolifere del paese, a scapito delle multinazionali private.
L’incontro si è tenuto nell’ambito dell’Otranto Legality Experience: il campo della legalità, giunto alla sua terza edizione, organizzato da FLARE Network  in collaborazione con il Comune di Otranto, la Provincia di Lecce, Libera, Libera Terra e Terra del Fuoco Mediterranee e realizzato con il contributo delle Politiche Giovanili della Regione Puglia.
L’incontro di oggi si è concentrato sul sistema finanziario internazionale, appunto, su come operi, quali siano le autorità di controllo e il ruolo delle istituzioni regionali e nazionali. Viviamo in un momento di crisi molto grave, ha affermato Pàez, e non solo finanziaria: ci troviamo sull’orlo di un terribile terremoto che sconvolgerà dalle basi le strutture di potere. E uno dei più complessi sistemi di relazione di potere altri non è che il “denaro”.
Il denaro è un’intermediazione, una costruzione storica e sociale: la gravità della crisi attuale ha condotto ad una “de-civilizzazione” che ha portato inevitabilmente, ad una messa in discussione di ogni relazione umana. Ecco che, quindi, questa non è una mera crisi finanziaria, ma una crisi della civiltà.
Oggi, la “creatività” degli individui può essere messa a frutto solo se esiste un capitale finanziario: i nostri sogni, ha proseguito l’economista, diventano non realizzabili nel momento in cui risultano essere “non-efficienti”. E questo è, oramai, un meccanismo acquisito e interiorizzato dall’individuo e che, per questo, ha giustificato l’eliminazione dell’iniziativa di milioni di persone. La domanda è: chi, ad oggi, ha realmente la possibilità di realizzarsi se è palese che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio diktat della struttura finanziaria? Il problema non è nella dicotomia sovranità nazionale/sovranità sovranazionale (di cui tanto si parla in sede UE) ma tra “sovranità delle persone” e potere dei mercati finanziari. E, a quanto pare, è il “denaro” ad aver vinto e il trionfo più grande l’ha ottenuto contro la democrazia, punto fondamentale di quella crisi della civiltà di cui sopra.
«Non ci si può opporre alle forze di mercato: è come opporsi alla forza di gravità». I “Bank-sters” (come Pàez ha definito gli istituti finanziari) stanno violando, in modo massiccio, le leggi che loro stessi avevano imposto e nessuno li sta punendo: «Troppo grandi per fallire, troppo grandi per essere messe in prigione». Ci troviamo quindi di fronte alla responsabilità storica del silenzio di tutti i gradi sia istituzionali che della conoscenza perché la naturale conseguenza di un simile processo può essere solo la guerra. Il problema, ha proseguito con toni sempre più appassionati Pàez, non sono le “mazzette” in sé, ma è il bene placido che trasversalmente è stato accordato ad un sistema del tutto perverso.
«Siamo in un vicolo cieco» ha concluso Pàez, in quanto il sistema richiede capitali sempre più grandi che, però, rimangono depositati in pochissime mani, provocando temibili bolle speculative.

Federica Nastasia

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