Si è avvalso della facoltà di non rispondere Pasquale Briganti, il leccese di 43 anni, arrestato sabato scorso dopo una latitanza iniziata il 24 gennaio scorso. L’interrogatorio di garanzia si è svolto in carcere alla presenza del gip Alcide Maritati e del suo avvocato difensore Antonio Savoia.

Com’era prevedibile Briganti ha preferito fare scena muta. L’uomo è stato acciuffato dagli agenti della squadra mobile di Lecce in località Capilungo, una delle marine di Alliste, dove si trovava come un turista qualsiasi. Ma gli investigatori non avevano mai smesso di dargli la caccia dal 24 gennaio scorso, quando era riuscito a sfuggire al blitz ribattezzato “Cinemastore”, pedinando anche i suoi famigliari e le persone che avrebbero potuto relazionarsi con lui.
Gli agenti sono entrati in azione dopo essersi assicurati il completo controllo della zona. Il latitante, quando è stato bloccato, non ha opposto alcuna resistenza. La latitanza era stata facilitata da repentini cambi di domicilio e spostamenti in luoghi non sospetti. Pasquale Briganti avrebbe guidato il clan mafioso insieme ai fratelli Giuseppe e Roberto Nisi. Tutti e tre erano riusciti a sottrarsi all’arresto nel corso dell’operazione «Cinemastore», ma Giuseppe Nisi si era costituito nel giro di poche ore, mentre suo fratello Roberto fu arrestato il 14 maggio scorso nella stazione Termini di Roma.
Briganti, su Lecce e nei paesi limitrofi, era diventato il garante delle regole all’interno del clan, l’uomo di peso al quale gli affiliati facevano riferimento per la risoluzione delle controversie interne.

 

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