Foto Antonio Castelluzzo

Tre anni di silenzio per chi è cresciuto a pane e comizi devono essere stati molto pesanti. Questa sera, per Sandro Frisullo, è arrivato il momento di parlare, di togliersi qualche sassolino nella scarpa, lanciando messaggi tra le righe.

L’ex vice di Vendola ha aspettato la conferenza del Tiziano, organizzata dall’associazione politico culturale“Puglia Futura, riformisti a sud est”, fondata da lui nel 2008, affidata a Valerio Elia e oggi nelle mani del professore Egidio Zacheo.
Un momento molto atteso per gli amici e compagni che hanno condiviso tante battaglie con l’ex numero due della Regione Puglia.
Il professoreZacheo ha aperto l’incontro criticando il populismo che si sta facendo strada in questi giorni, anche a sinistra, e ha ribadito la necessità di puntare sui partiti «che sono strumenti di democrazia e partecipazione imprescindibili».
L’ ‘ancien régime’ del Pd ha qualcosa da dire ai “nuovisti” e lo fa con le parole di Frisullo: «Gli ex dirigenti del Pci o del Psi, i tanti militanti della sinistra che oggi sono qui, non sono un cane morto. Noi non siamo stati una zavorra,siamo stati la storia della sinistra salentina, abbiamo costruito la democrazia. La cultura dei partiti di massa, organizzati, deve rivivere dentro il Pd. I grandi partiti, con le luci e con le ombre, hanno costruito la democrazia. Noi siamo stati un motore dell’innovazione, non un impaccio. Ci siamo allontanati dalla vocazione minoritaria di una certa sinistra radicale ed elitaria. Oggi va il nuovismo e si pensa di cancellare tutto. Noi possiamo andare nelle piazze e prendere qualcuno,che dice che siamo dei servi della finanza, per il colletto: noi abbiamo gettato le basi di una moderna sinistra di governo». Scrosciano gli applausi per l’ex numero uno del Pd salentino: c’è un po’ di malinconia.
L’ex vicepresidente della Regione Puglia, finito nel vortice dell’inchiesta giudiziaria barese, con l’immagine schiacciata tra escort, regali e accuse di Giampi Tarantini, ma ancora in attesa delle decisioni della magistratura, si lancia in un’orazione appassionata, quasi commosso in difesa della «politica fatta per strada», quella che i vecchi partiti sapevano fare.
Foto Antonio CastelluzzoFrisullo parla del momento economico drammatico e della necessità di andare a dire nelle piazze che il Pd sta con Monti, «non basta Bersani in tv».
«Un gruppo dirigente si forgia e si tempra nel vivo della battaglia sociale – spiega l’ex numero uno del Pd – e non solo quando si devono comporre gli organismi o selezionare le candidature: bisogna animare il territorio e il rapporto con la società. Dobbiamo misurarci sul terreno della relazione concreta con le persone, la gente deve avvertire che siamo parte delle loro sofferenze, ma oggi il Pd è distante: c’è un limite nel rapporto con le persone».
Frisullo è un fiume in piena, chiede scusa se parla troppo, ma è stato troppo tempo in silenzio e chiede di analizzare meglio il risultato dei democratici nel Salento, chiede ai dirigenti di «uscire dal fortino e di darsi un obiettivo facendo un confronto di merito, lontano dagli interessi personali».
L’ex vicepresidente della Puglia tocca una ferita aperta per il centrosinistra e analizza il risultato leccese: «Attenti, è vero che a Lecce c’è una tradizione di destra, un sistema di potere, ma dobbiamo capire perché ci votano in una competizione e non ci votano alle comunali: non dobbiamo consolarci, ma dobbiamo capire, avere consapevolezza. A Lecce non siamo percepiti. A destra se lo sono strutturato il consenso con le associazioni, con il clientelismo, che noi non vogliamo replicare, ma dobbiamo offrire un modello alternativo, evitando un atteggiamento aristocratico. Come costruiamo un modello alternativo? Invece di esercitarci con la ginnastica delle primarie, dovremmo trovare un gruppo di giovani in gamba e andare a costruire qualcosa nella 167 e così anche in centro. Bisogna guadagnare il consenso prima delle elezioni».
Frisullo, però, mette al centro il partito, «perché non si costruisce nulla se non c’è una struttura, un’organizzazione di cui non parla più nessuno, se non per fare un po’ di tessere prima dei congressi».
In chiusura, l’ex vice di Vendola, cita Max Weber: «Il politico deve avere passione(intesa come dedizione alla causa), responsabilità e lungimiranza. Non ci si improvvisa politici, noi dobbiamo educare le nuove generazioni ad assumere le responsabilità nel nostro partito». Queste parole fanno pensare alla vecchia scuola comunista, di cui in molti sentono la nostalgia, dove si studiava e ci si indottrinava per divenire classe dirigente.
«Uno degli obiettivi della nostra associazione è quello di costruire una solida cultura politica, il civismo, abituare le nuove generazioni a occuparsi del destino comune», spiega il professore Zacheo. «È difficile in questo periodo in cui le nuove generazioni vedono la politica come qualcosa di negativo, perché questa politica si è delegittimata da sola. Dobbiamo fare capire che la democrazia senza partiti non può vivere, perché diventa preda dei personalismi e dei populismi. La nostra associazione analizza i problemi della politica. Il nuovismo consiste nel distruggere tutto, ma se distruggi tutto poi vengono fuori i capi carismatici e delle pericolose aberrazioni».
Il professore non teme che la conferenza venga bollata come una riunione della «vecchia guardia» che vuole tornare a ruggire ed è entusiasta per l’intervento di Frisullo: «Aveva una grande urgenza di comunicare. Tre anni di lontananza gli saranno pesati tantissimo: voleva dire la sua e parlare di politica come prospettiva: ha parlato della necessità di impegnarsi nella politica intesa come destino comune».

Gaetano GORGONI

 

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