Avevate mai pensato che da un carcere di massima sicurezza si potesse ottenere la libertà? Certamente no, ma è esattamente quello che ieri mattina, intorno alle 12.00, è successo nella casa circondariale di Borgo San Nicola, a Lecce. Nessuna evasione, per fortuna, si è trattato soltanto di alcuni “ospiti” un po’ particolari che mai avremmo immaginato di vedere in un luogo simile.

Loro, comunque, erano reduci da una sorta di “detenzione forzata” e accidentale che si sono finalmente lasciati alle spalle. Questi straordinari “evasori”, dunque, sono due barbagianni, due civette, cinque gazze, quattro gheppi, ben cinquanta falchi grillai e sette taccole che in uno scenario alquanto insolito hanno ripreso a cavalcare l’aria, ritornando ad assaporarne il profumo, dopo un periodo di estenuanti cure e terapie di riabilitazione, per quanto amorevoli e attente possano essere state da parte del personale specializzato, nella struttura dell’Osservatorio Faunistico Regionale di Bitetto, nel barese.
Su tutti gli esemplari, inoltre, è stato applicato un anello dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), utile per consentirne il riconoscimento e per conoscerne gli spostamenti, garantendo il loro continuo monitoraggio. L’evento di Borgo San Nicola ha visto la partecipazione del suo vice direttore, il dott. Renna, e dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno, secondo il quale il carcere leccese, come luogo in cui questi volatili avrebbero raggiunto la libertà, è stato voluto dal suo stesso direttore, assumendo, anche per questo, “un rilevante valore simbolico con elevati riferimenti etici e augurale per un pieno reinserimento sociale dei detenuti”. Gli uccelli – ha continuato – sono stati sottoposti ad un paziente ed accurato periodo riabilitativo e reintrodotti in un habitat naturale che ne favorirà la vita e la riproduzione. La casa circondariale di Lecce, infatti, per quanto paradossale, si trova proprio all’interno di un contesto ambientale protetto per gli animali migratori. Costituisce, perciò, secondo Stefàno, un luogo ideale per riportare in libertà le specie curate e riabilitate come loro, reintegrandole con quelle che in questo periodo dimorano nella zona. Ed è per questo che l’Osservatorio Faunistico Regionale di Bitetto ha avvallato l’idea del carcere.
L’assessore ha poi sottolineato come evidente sia l’attenzione della Regione per la tutela ambientale, in tutti i suoi aspetti. “Continueremo – ha concluso – in questo impegno, perché prioritario, per la salute dei cittadini e la salvaguardia del nostro ecosistema, patrimonio comune a tutti i pugliesi”.

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