Sarà lo scoglio del faccia a faccia, anche e soprattutto per la Bat, che finora è stata la grande assente sui tavoli che hanno riguardato la riconversione della manifattura tabacchi di Lecce.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato tutti per il 26 luglio prossimo, per attuare la prima verifica a quel Piano firmato a Roma il 2 dicembre 2010 e che avrebbe dovuto portare al reintegro del personale. Ad oggi, invece, la gran parte degli allora 600 dipendenti è ancora in cassa integrazione, con i processi produttivi che Korus e Iacobucci non sono riuscite tuttora ad avviare a pieno ritmo. Hds, invece, ha addirittura licenziato e i 22 operai, che avrebbero dovuto occuparsi della manutenzione dei pannelli fotovoltaici nel Salento, sono ritornati nelle liste di mobilità, dal 27 giugno scorso. La lettera di convocazione del Mise è stata recapitata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a quello della Provincia, Antonio Gabellone, al sindaco Paolo Perrone, a Confindustria e ai sindacati nazionali. Proprio Gabellone aveva scritto al Ministero di via Molise, il 3 luglio, per chiedere di rifare l’appello e affrontare i nodi al pettine della riconversione.  “La provincia di Lecce e tutte le parti sociali interessate hanno registrato non trascurabili evidenze in relazione agli investimenti programmati e allo start-up delle attività di riconversione industriale” , aveva scritto.

Che sotto ci sia davvero puzza di bruciato e che a fuoco vada anche la credibilità del territorio di saper reagire a un possibile bluff sono dati di fatto. Convocata più volte, da ultimo il 29giugno a Palazzo dei Celestini, la British American Tobacco ha sempre dato forfait. Eppure era stata proprio la multinazionale inglese a fare i nomi delle aziende che avrebbero dovuto colmare il vuoto che stava lasciando, trasferendo all’estero l’intera produzione, nonostante i risultati in verde qui ottenuti, e spegnendo l’ultima sigaretta italiana. Ora, quanto meno, sarà chiamata ad assumersi le sue responsabilità.