Vernissage previsto per oggi 15 luglio, alle 19.30, presso Doubletree by Hilton Acaya Golf Resort  dove resterà sino al 30 luglio, per la mostra “Mutamenti e metamorfosi” di Piero Paladini con testi di Piero Grima. Dieci dipinti di grandi dimensioni dedicati alle “Metamorfosi” di Ovidio, accompagnati da testi dello scrittore Piero Grima.

Secondo Grima «il nostro proposito è si quello di parlar di metamorfosi ma, piuttosto, per tentare di spiegare in qualche modo (ma non certo per giustificare) le trasformazioni (o forse i trasformismi) voluti o indotti, dall’uomo dei nostri tempi che, dimentico di determinati valori spirituali, si lascia manipolare e, quindi, trasformare da eventi tutt’altro che spirituali.».

Nel testo critico di Lorenzo Madaro che accompagna la mostra, si legge: «Ancora una volta Piero Paladini si muove con stupore nei sentieri complessi del mito, con un fare solo apparentemente disinvolto, poiché ogni dipinto è frutto di un processo lento di meditazione iconografica e formale. Non a caso l’artista predilige agire contemporaneamente su più opere, in modo tale da digerire con estrema calma e dedizione ogni singolo aspetto di un tema e delle fasi di lavorazione delle sue tele dalla tramatura grezza. A quell’interesse verso il “racconto”, inteso come descrizione approfondita – ma mai tediosa – di talune immagini estrapolate dalla letteratura, forse quella cavalleresca, approfondito da Paladini fino alcuni anni fa, i dipinti in mostra contrassegnano nuovi step, legati essenzialmente a una semplificazione dell’immagine e quindi a una sintesi formale che presagisce nuove ricerche figurative.

Dieci dipinti – tutti di grandi dimensioni – danno così vita a un nuovo universo contaminato, a puzzle di immagini che, come ha asserito Grima, non sono altre che metafore. E questa lettura è confermata dal labirintico paesaggio entro cui agisce Teseo, nelle visioni plurali suggerite da Narciso e Eco, Dedalo e Icaro, L’età del ferro, L’età dell’argento e Giove, Io, Argo, sempre coerente a quella pittura che l’ha spinto in un cammino artistico solitario e solo apparentemente anacronistico. E in tal senso rimane valida l’analisi che Luciano Caramel ha sintetizzato con chiarezza a proposito di un ciclo di opere dedicate a Gian Giacomo dell’Acaya: “La reinvenzione riguarda quindi anche la resa pittorica, pur essa ‘contemporanea’, seppur con un’intenzionale patina di inattualità nutrita dal riemergere libero di echi figurali remoti, funzionali a creare un’atmosfera”».

 

 

 

 

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