È finita in provincia di Siracusa la latitanza di Abdelmalek Aibeche, algerino di 34 anni, uno dei “caporali” coinvolti nell’operazione dei carabinieri denominata “Sabr”, con la quale gli uomini del Ros, il reparto operativo speciale dell’Arma, smantellarono una presunta associazione per delinquere, composta da ventidue persone.

Per sedici di loro le manette scattarono il 23 maggio: le accuse, a vario titolo, sono di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (accusa poi caduta davanti al Riesame), tratta di persone, sfruttamento del lavoro, estorsione, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità materiale commessa dal privato, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e favoreggiamento dell’ingresso di stranieri nel territorio dello Stato in condizioni di clandestinità.
L’uomo, sul quale pendeva il mandato d’arresto emesso dal Tribunale di Lecce, firmato dal gip Carlo Cazzella, è stato acciuffato mercoledì pomeriggio dai carabinieri della stazione di Pachino, in provincia di Siracusa, dove, secondo l’accusa, sarebbe stato allestito il centro di reclutamento degli immigrati che, dalla Sicilia, venivano smistati in Puglia e Calabria, per lavorare nei campi.

 

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