“Non posso permettermi più di vivere dignitosamente!” E’ questa la denuncia lanciata da un 27enne di Lecce colpito da un provvedimento della sezione promiscua del Tribunale di Lecce che lo condanna a pagare il mantenimento di moglie, figlio e il mutuo della casa, per un valore complessivo pari allo stipendio che percepisce.

Tutto sarebbe iniziato nel 2011. La coppia si separa mentre il 27enne, che lavorava per la ex Manifattura Tabacchi, viene messo in cassa integrazione. Il primo provvedimento del Tribunale dispone che lui provveda al pagamento delle rate del mutuo e degli alimenti del figlio, per un valore complessivo di oltre 700 euro. Di lì a breve il ragazzo viene assunto da una nuova azienda e ricomincia a percepire uno stipendio che si aggira attorno ai mille e 200 euro. La ex moglie reclama il primo provvedimento e lo trascina nuovamente in un’aula di Tribunale. I giudici lo condannano a pagare ulteriori 200 euro per il mantenimento della donna, che non può lavorare perché si occupa da sola del bambino. In pratica al 27enne restano meno di 200 euro per vivere, da cui però bisogna detrarre il prezzo pagato per i finanziamenti che lui ha richiesto per pagare l’arredamento della casa, dove oggi abita la ex moglie e il figlio, a Giorgilorio.
“Ora il giovane non sa cosa fare per vivere dignitosamente”- afferma il suo legale Gaetaneo Vissicchio che spiega come il provvedimento non sia in alcun modo impugnabile a meno che non cambino le condizioni di fatto alla base dello stesso. In pratica, a meno che il giovane non venga nuovamente licenziato.

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