La Corte D’appello di Lecce ha confermato la condanna a 5 anni e 4 mesi per Don Cesare Lo Deserto, l’ex direttore del centro di San Foca Regina Pacis. Il sacerdote è stato ritenuto dai giudici colpevole di calunnia, minaccia per costringere a commettere un reato, istigazione per delinquere, sequestro

di persona nei confronti di cinque ragazze moldave e rumene ed estorsione (perchè avrebbe costretto alcune ospiti del centro a lavorare in una fabbrica di Carmiano). Per queste accuse l’imputato fu anche arrestato nel marzo del 2005 e rimase in carcere per due settimane.

I suoi legali, gli avvocati Frix Massa ed Emilio Ricci si sono detti sereni. “la condanna è frutto di una certa convinzione oramai radicata negli ambienti giudiziari leccesi e viziata dai pregiudizi su questa vicenda. Siamo convinti- hanno spiegato- che questo processo sia privo di fondamento e che la Corte di Cassazione, a cui ci rivolgeremo dopo aver letto le motivazioni della sentenza- ci darà ragione”.

La corte ha confermato anche la condanna a 3 anni e 2 mesi per il cugino di don Cesare, Giuseppe Lodeserto e a 2 anni ed 8 mesi per la moglie Natalia Vieru, difesi dall’avvocato Luigi Rella. Infine è stata confermata anche la condanna al pagamento di una multa di 30mila euro per il quarto imputato, Armando Mara.

Alcune delle presunte vittime si sono costituite parte civile con gli avvocati Francesco Calabro, Marcello Petrelli e Maurizio Scardia.

Don Cesare Lodeserto risiede tutt’oggi in Moldavia.

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