Con il via libera del Consiglio dei Ministri al pacchetto di provvedimenti sulle Province, si va verso l’accorpamento di Brindisi e Taranto in quella di Lecce, l’unica nel Grande Salento a rientrare nei parametri fissati dal Governo. Così la vice presidente della Provincia e assessore alla Cultura Simona Manca commenta questa novità.

“Se Lecce dovesse restare in vita, saremmo ovviamente soddisfatti, anche se ritengo insensato l’impianto generale dei provvedimenti di spendingreview sulle Province, che rischiano di essere svuotate di competenze, poteri e capacità di spesa. C’è di fatto un’aggressione confusa a sprechi, spese e costi delle Province italiane, che ci sono così come ci sono per le Regioni o per il Parlamento.
Per questo – prosegue Simona Manca -credo sia urgente condurre una battaglia parlamentare sulle competenze dal momento che la Provincia è un ente intermedio indispensabile ed è titolare di alcune competenze difficilmente trasferibili ad altri soggetti territoriali. La cultura, ad esempio, non può finire esclusivamente nella disponibilità dei Comuni, che hanno ridottissime capacità di spesa e inevitabilmente una visione parcellizzata delle politiche culturali. Nel nuovo scenario, ad esempio, chi gestirebbe concretamente il Museo Castromediano o la Ico Tito Schipa? Così come sarebbe molto importante insistere sulle modalità elettive della nuova Provincia pensata dal Governo, che deve poter restare ente di primo livello, cioè scelto dagli elettori. Faccio un appello accorato ai parlamentari, a cominciare da quelli del nostro territorio, affinché facciano valere queste ragioni”.

Sulla base dei criteri di riordino delle Province approvati oggi dal Cdm, l’ANSA, su dati Istat, e’ in grado di dire che in Piemonte, su 8 Province attuali, quelle salve sarebbero Torino, Cuneo e Alessandria; via le attuali Province di Vercelli, Asti, Biella, Verbano-Cusio e Novara.In Lombardia rimarrebbero Milano Brescia, Bergamo, Pavia mentre dovrebbero essere accorpate le attuali Province di Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio e Varese. Nel Veneto rimarrebbero in vita Venezia Verona e Vicenza. Accorpamento in vista per Rovigo, Belluno, Padova, Treviso. In Liguria su quattro Province attuali ne scompaiono due, Savona e Imperia; salve Genova e La Spezia. In Emilia Romagna si’ a Bologna, Parma, Modena e Ferrara; accorpate Reggio Emilia, Ravenna, Forli’-Cesena, Rimini e Piacenza. In Toscana, su 10 Province, si salverebbe solo Firenze (via Grosseto, Siena, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Pisa e Livorno). In Umbria rimane solo Perugia, ‘salta’ Terni; nelle Marche sarebbero ‘salve’ Ancona Pesaro e Urbino, mentre non hanno i requisiti per sussistere Ascoli Piceno, Macerata e Fermo. Nel Lazio rimarrebbero Roma e Frosinone, ma dovrebbero essere accorpate Latina, Rieti e Viterbo. In Abruzzo non subirebbero accorpamenti L’Aquila e Chieti, in Molise rimarrebbe solo la provincia di Campobasso, in Campania salve Napoli, Salerno, Caserta e Avellino, fuori solo Benevento. In Basilicata rimarrebbe in vita la Provincia di Potenza, esclusa invece quella di Matera; in Puglia su 6 Province se ne salvano solo 3: Bari, Foggia e Lecce, da accorpare Taranto, Brindisi e Barletta-Andria. Infine in Calabria, su 5 Province, si salavano Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro; da accorpare Crotone e Vibo Valentia. A queste sono da aggiungere le Province nelle Regioni speciali: in Sicilia su 9 ne rimarranno in vita solo 4: Palermo, Agrigento, Catania e Messina. La scure si abbattera’ su Caltanisetta Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani. In Sardegna una debacle: rimarra’ solo la Provincia di Cagliari. Verranno ‘eliminate’ le Province di Olbia Tempio, Medio, Ogliastra, Carbonia, Sassari, Nuoro, Oristano. Infine in Friuli, su 4 Province iniziali, due rimangono in vita, Trieste e Udine, due vengono tagliate o meglio accorpate: Pordenone e Gorizia.

 

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