Riconosco di subire da molto tempo il fascino del trompe l’oeil, che esattamente come il poster, è una stampa su carta o tessuto non tessuto da incollare sul muro raffigurante emozionanti e suggestivi paesaggi, cascate, boschi, spiagge caraibiche, famosi notturni di New York

e tanto altro ancora che cattura la mia curiosità per tutto quanto concerne l’arte e l’immagine!
Il trompe l’oeil, ovvero l’arte dell’ingannare l’occhio dipingendo una forma tridimensionale in una superficie bidimensionale, in genere viene adoperato solo ed esclusivamente a fini decorativi. Eppure per l’effetto originale e sovente divertente che esso può suscitare su inavvertiti osservatori, è pure una tecnica artistica che con il trascorrere del tempo è – ed è stata – utilizzata per fini scellerati da artisti talentuosi e senza scrupoli. Sembra che, se usata per ingannare, intenzionalmente o meno, può causare guai all’artista.
Forma d’arte che circola ormai da tempo il suo obiettivo è di produrre un’immagine che sia indistinguibile dalla realtà ed a tal proposito mi ha incuriosito apprendere che nell’antica Grecia ci furono due artisti, entrambi di particolare talento che, competevano tra loro per vedere chi era il migliore in assoluto. Secondo quanto raccontò nel XVI secolo lo storico dell’arte Vasari, ognuno gareggiava conun’opera.
Zeuxis creò una sensazionale natura morta, che raffigurava dell’uva così verosimile che un uccellino ci volò abilmente sopra cercando di beccarne un delizioso chicco, davvero un bel risultato! Eppure l’artista,  involontariamente ed indirettamente riconobbe la sconfitta quando si rivolse al suo rivale Parrhasius chiedendogli di spostare la tenda di fronte al suo quadro riuscendo a vedere il soggetto nella sua interezza, lì dove essa faceva parte anche del dipinto.
Si afferma che gli allievi di Rembrandt fecero uno scherzo a dir poco crudele all’insigne maestro dipingendo alcune monete d’oro estremamente realistiche sul pavimento del suo studio. Il noto pittore era sempre stato povero ed in cerca di soldi, ed i suoi occhi speranzosi lo ingannarono facendolo mettere carponi nel tentativo di raccoglierli.
William Harnett fu un pittore talentuoso che lavorò in America dalla metà fino alla fine del 1800. Famoso per i suoi dipinti di strumenti musicali e giocattoli vari, li raffigurava in modo così realistico che quando erano appesi alle pareti la gente credendoli veri cercava disperatamente di afferrrarli e quando egli cominciò a dipingere dollari in banconote, però, finì irrimediabilmente nei guai. Il motivo? Ve lo svelo subito!
I suoi dipinti erano brillantemente eseguiti ed indistinguibili dai soldi veri, persino nelle pieghe e nei bordi logori che nel 1887 gli ufficiali giudiziari dello stato di New York sequestrarono una banconota da 5 dollari, o meglio, un suo quadro raffigurante la stessa, dalla parete di un salone dove era stata appesa, chiedendogli di consegnare ogni altra opera uguale. Quando il quadro in questione fu consegnato al giudice per esaminarlo, quest’ultimo disse: “Lo sviluppo e la pratica di un talento che è in grado di produrre un simile inganno non andrebbe affatto incoraggiato”.
Desideroso, naturalmente, di  restare dalla parte della legge, egli smise definitivamente di dipingere soldi.
“L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì rappresentarle con novità”. (Ugo Foscolo).

 

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