Foto Jessica NiglioUno spiraglio di luce nel tunnel della crisi. In provincia di Lecce, diminuiscono le sofferenze bancarie. Si tratta della somma di tutti i prestiti la cui riscossione da parte delle banche è incerta e che, di fatto, possono rappresentare perdite in bilancio per gli istituti di credito.

Secondo uno studio dell’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce su dati Bankitalia, infatti nel primo trimestre di quest’anno, il rapporto sofferenze/impieghi è sceso al 7,11 per cento dal 7,42 per cento di fine 2011. Una flessione quasi inaspettata considerato l’aggravarsi della recessione.
Anche se la stretta creditizia ha indotto le banche salentine a ridurre progressivamente i finanziamenti alla clientela (da otto miliardi e 845 milioni dell’ultimo trimestre 2011 a otto miliardi e 834 milioni del primo trimestre 2012), gli «incagli» sono in calo.
Per la prima volta, dal 2009, si registra un segno negativo: meno 4,27 per cento. Prima, invece, è stato un continuo crescendo. Il picco più alto (più 13,42 per cento) è stato toccato a giugno 2011, quando le sofferenze sono «schizzate» da 544 milioni a 617. Nello stesso periodo, il rapporto sofferenze/impieghi è balzato al sette per cento. Quest’ultima percentuale è salita ancora a settembre (7,09) e a dicembre (7,42). Poi, è scesa nei primi tre mesi di quest’anno e le sofferenze si sono ridotte di 28 milioni (da 656 a 628).
Parallelamente, è diminuito il numero degli affidati: da 12.749 a 11.353. La variazione, in questo caso, è del 10,95.
«L’incremento delle sofferenze bancarie, registrato nei mesi scorsi, è stata la dimostrazione più evidente dello stato di crisi attraversato dalle aziende e dalle famiglie salentine», rileva Amedeo Giuri, direttore di Confartigianato Imprese Lecce. «Sempre più soggetti, infatti, si trovavano in affanno (e molti lo sono ancora) nel rimborsare le rate del mutuo e i finanziamenti ottenuti dalle banche. La cronica mancanza di liquidità – sottolinea – e la prolungata fase di recessione che stiamo tuttora vivendo sono tra le principali cause che hanno fatto esplodere l’insolvibilità».
«L’inversione di tendenza registrata in quest’ultimo trimestre che vede in calo il rapporto sofferenze/impieghi, in teoria, ci dovrebbe far ben sperare per il prossimo futuro. Tuttavia – precisa il direttore – ciò è dovuto anche e soprattutto alla selettività della clientela alla quale le banche erogano il credito negli ultimi tempi. Ciò – conclude Giuri – spiegherebbe la difficoltà di accesso al credito che riscontrano quotidianamente le piccole imprese artigiane e le micro-imprese».

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