Di certo ora non può tagliare la corda. Anche Bat dovrà contribuire a trovare una soluzione per ricollocare gli operai che non sono stati ancora riassorbiti nel ciclo produttivo. Dopo la sua dismissione, infatti, delle tre aziende che aveva presentato per garantire la piena rioccupazione dei dipendenti

solo una fa tirare un sospiro di sollievo, la Iacobucci. Per le altre si è punto e daccapo. Emerge questo dopo il tavolo convocato a Roma, questa mattina, dal Ministero dello Sviluppo Economico e che arriva dopo i licenziamenti dei 22 operai di Hds, una delle tre società interessate alla riconversione della manifattura, e dopo le richieste di sindacati e presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone. Dagli accordi siglati nel dicembre 2010 ad oggi, infatti, sul piano industriale non c’è stata alcuna verifica, che pure doveva arrivare ogni sei mesi. Nel frattempo, solo Iacobucci ha provveduto a formare e impiegare una parte del personale, mentre Korus, che si occupa di profilati in alluminio, ha dichiarato di avere ancora problemi con il riconoscimento dell’ agibilità da parte del Comune di Lecce. Hds, invece, qui ha proprio chiuso bottega. In via Molise, però, di fronte alla vicepresidente della Regione Puglia Loredana Capone, di fronte a Gabellone, all’assessore comunale Alessandro Delli Noci, Confindustria Lecce e sindacati, la pietra nello stagno è stata lanciata. “Pur non avendo la titolarità dei rapporti di lavoro- spiega Valentina Fragassi, Cgil- Bat ha preso degli impegni politici. Noi non ci affezioniamo alle aziende. A questo punto, che ne trovasse un’altra al posto di Hds, che finora ci ha presentato dei piani industriali farlocco, e assorbisse chi è rimasto fuori. L’alternativa che abbiamo prospettato è che Iacobucci e Korus, attuale Ip, si facciano carico anche di questi operai”. È su questo che ora si dovrà ragionare. E bisognerà farlo entro il 15 settembre, data in cui tutte le parti interessate dovranno ritornare a Roma, per assicurare la “prospettiva della ricollocazione di tutti entro l’anno”. Un principio che, almeno questo, il Mise ha fissato ben chiaro.

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