”L’incongruenza della sanzione inflitta dalla Disciplinare e’ totale. Chiedo la totale riforma della sentenza di primo grado”. Lo ha dichiarato l’avvocato del Lecce, Mattia Grassani, nel corso della sua arringa difensiva dinanzi alla Corte di Giustizia federale, contro la sentenza che condanna il Lecce calcio a seguito della combine nel derby  Bari – Lecce del maggio 2011

”Che interesse avrebbe avuto la famiglia Semeraro, una delle famiglie piu’ in vista di Lecce,  a tentare di alterare una partita il cui risultato era abbastanza prevedibile dalle posizioni in classifica dei due club affidandosi a tre personaggi veramente inverosimili come Carlo Quarta, il calciatore Giuseppe Vives che potrebbe ricattare la proprieta’ in qualsiasi momento o l’avvocato Starace, il classico millantatore?”, si e’ domandato il legale chiamato a ribaltare la sentenza della Disciplinare che ha estromesso il club salentino dalla Serie B per l’inibizione di 5 anni inflitta all’ex presidente Pierandrea Semeraro. ”Pian piano l’impianto costruito dalla Procura si sta dissolvendo – ha fatto notare Saverio Sticchi Damiani, legale di Semeraro-. L’ex presidente non c’entra, il signor Quarta aveva un interesse personale a scommettere su quella partita”. Di parere diverso il Procuratore federale, Stefano Palazzi. ”C’e’ un corredo probatorio a sostegno della decisione della Disciplinare in merito di Bari-Lecce – le sue parole -. C’e’ un riscontro scientifico e documentale si a dalle dichiarazioni di Andrea Masiello, Gianni Carella e Fabio Giacobbe, sia sui riscontri bancari, sia dai tabulati telefonici. Abbiamo la prova del pagamento”. ”Chiedo il rigetto delle impugnazioni del Lecce e del suo presidente e chiedo che venga affermata la squalifica del tesserato di Giuseppe Vives con 3 anni e 6 mesi (era stato prosciolto in primo grado, ndr) e, in virtu’ della responsabilita’ oggettiva, venga aggravata la sanzione del club con altri 5 punti o un’ammenda decisa dalla Corte”, ha concluso il Procuratore.

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