E’ piena estate, e l’attività di contrasto al fenomeno della vendita di prodotti ittici in cattivo stato di conservazione si intensifica a causa degli effetti ancora più gravi del caldo sulle condizioni igienico-sanitarie dei prodotti, quando mal conservati.

A difesa della salute del cittadino sono scesi ieri in campo i militari di stanza nei porti di San Cataldo e San Foca di Melendugno, coordinati dall’Ufficio Circondariale Marittimo – Guardia Costiera di Otranto, con il supporto degli specialisti del Servizio veterinario di ispezione degli alimenti del dipartimento di prevenzione della ASL di Lecce, appartenenti all’unità operativa di Campi Salentina.
L’operazione si è svolta nel pomeriggio di ieri in località Casalabate (Comune di Squinzano, Lecce), ove la task force è riuscita ad individuare ben 550 chili di mitili che ignoti avevano lasciato a rinfrescare nelle acque immediatamente a Nord dell’approdo (evidentemente destinati a ristoranti, esercenti senza scrupoli o ignari consumatori), tra una roccia e l’altra nella scogliera presso la “Torre Specchiolla”.
E’ bastato poco a militari e tecnici dell’ASL, ritrovati i mitili, in 11 sacchetti da 10 chili, di dubbia provenienza e privi di qualsiasi indicazione od etichetta, per disporre il sequestro ed il successivo smaltimento per immersione in alti fondali subito effettuato dall’equipaggio della motovedetta CP721, proveniente dal porto di San Foca.
Come è noto, in Italia vige una rigorosa normativa sulla produzione e la vendita dei molluschi bivalve quali sono i mitili (le “cozze”). Essi devono essere infatti cresciuti solo in acque marine classificate “A” dalle ASL (le più pulite), perché possano essere consumati anche senza passare per gli appositi centri di depurazione che consentono al mollusco filtratore un adeguato abbattimento della loro carica microbiologica. Altrimenti, il prodotto può essere immesso sul mercato solo a seguito di depurazione.
Per alcune aree marine, poi, la forte presenza di idrocarburi e metalli pesanti nell’acqua marina ne determina un consistente “bioaccumlo” nei tessuti del bivalve, che neanche i centri di depurazione possono poi eliminare (e che infatti sono tenuti a non depurare tale prodotto a seguito di controlli obbligatori a monte del processo). 
La Guardia Costiera idruntina gode peraltro, da un anno, della collaborazione scientifica del Prof. Giovanni Cozzolino, docente del corso di laurea in “Maricoltura e Tecnologia della pesca e del pescato” presso l’Università degli studi di Bari, che con un breve “botta e risposta” delinea il vademecum che il consumatore dovrebbe sempre portare con sé:
Che senso ha sequestrare mitili lasciati a “rinfrescare” in acque marine?
–  Anche se fossero stati trovati in acque limpide (classe A secondo la classificazione ASL) la normativa obbliga al sequestro e re-immissione in ambiente naturale, perché non ne è nota la provenienza.
Perché interessa tanto la provenienza?
– Perché, a seconda delle acque marine di provenienza, i molluschi filtratori possono aver trattenuto ed accumulato diversi inquinanti, per esempio batteri, virus, metalli pesanti ed idrocarburi, tra i quali i famigerati “policiclici aromatici” (ad esempio gli insetticidi).

A quali pericoli si va incontro con il consumo di mitili non certificati?
– Se i mitili possiedono una elevata carica microbiologica si va dai disturbi enterici (epatite A) alle coliti, fino alle infezioni da salmonella e anche all’epatite B. Se invece l’inquinamento è dovuto alla carica di metalli pesanti o idrocarburi policiclici, ci sono rischi per le donne in stato di gravidanza, oltre a tante altre patologie che possono insorgere con un consumo più frequente di tali prodotti “avariati”, diversi a seconda della sostanza chimica inquinante che si accumula nell’organismo.
Se invece i molluschi contenessero biotossine algali (come recentemente accaduto ad esempio nel napoletano) il pericolo riguarderebbe fenomeni di intossicazione, allergie fino agli shock anafilattici.
Come tranquillizzare, quindi, il consumatore, ed orientarlo ad un acquisto sicuro?
– il prodotto deve recare inequivocabilmente l’indicazione della sua provenienza e dello stabilimento di depurazione. Un particolare di assoluta rilevanza per il consumatore sono inoltre le modalità di esposizione al banco: a temperature tra 0 e 4 gradi e MAI in acqua, poiché, in tal caso, se un solo individuo dovesse essere malato lo sarebbero in pochi minuti anche gli altri. Il prodotto deve essere accompagnato da certificazione inerente lo stabilimento di depurazione e deve comunque essere ancora vivo, cioè con le valve chiuse, non aperte o semi chiuse.
“Con la nostra determinazione e la proficua collaborazione delle altre forze in campo – afferma il Comandante Amato – stiamo impostando una migliore rete di controlli che garantisca il rispetto delle norme a  tutela della salute del cittadino”.

 

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