Questa sera a Tuglie in Piazza Garibaldi nell’ambito della Rassegna Platea d’Estate, l’attrice e regista salentina Rosaria Ricchiuto porta in scena, con la Compagnia Teatro Solatia, lo Spettacolo Teatrale “Tito Schipa un leccese del mondo”.

Scritto da Gianni Carluccio e Rosaria Ricchiuto per la  regia di Rosaria Ricchiuto in collaborazione con il Centro Studi Raffaele Protopapa diretto da Franco Ciardo, con Rosaria Ricchiuto, Sabrina Agrimi, Elena Ludovica Cappello, Domenico Carusi, Sandra Legittimo, Gabriella Margiotta, Mariangela Nobile, Katia Occhilupo, Antonella Trittola, Franco Ciardo del Centro Studi Raffaele Protopapa, accompagnamento alla chitarra dal giovane musicista tugliese Stefano Gnonio, lo spettacolo rilegge la storia di Raffaele Attilio Amedeo Schipa, nato a Lecce, al civico 6 di Vico dei Penzini, nel popolare quartiere delle ‘Scalze’, il 27 dicembre 1888; verrà dichiarato all’anagrafe soltanto il 2 gennaio 1889, per guadagnare un anno sugli obblighi militari”. Scorrere Le pagine è come leggere di un umile che inizia il suo percorso come una “croce data dal Padreterno”, è la voce della madre per la sua gracile costituzione.

Gli inizi di quella grandezza sono descritti con l’affidare quel “gracile destino” al maestro Albani, poi al maestro Alceste Gerunda. È il 1907-08 ed è già apoteosi quando è nelle mani del maestro Emilio Piccoli a Milano, fino a giungere a celebrare i trionfi di Schipa, un leccese del mondo.

Qui viene descritta la sua totale appartenenza al pianeta musica, si racconta come “L’usignolo d’Italia”- così definito da Toscanini – si “guadagna” l’attenzione del mondo ma si arricchisce di aneddoti, degli amori, delle descrizioni dei suoi soggiorni a Lecce.

E’, infatti, anche un omaggio alla Città di Lecce: “L’eccellenza di una grande scuola […] La nascita

Leccese dice tutto il resto. La cadenza leccese si differenzia dal resto della Puglia. Lecce è come un’isola nella regione pugliese; la pronunzia leccese dei leccesi è già un felice canto ed un limpido fraseggio.” Impossibile non rivocare il suo amato dialetto.

 

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