L’amarezza per la retrocessione del Lecce in Lega Pro, decretata dalla Corte di Giustizia Federale, che ha respinto il ricorso della società salentina dopo la sentenza della Disciplinare, non fa perdere le speranze ai tifosi e ai Tesoro. C’è un terzo grado della giustizia sportiva su cui l’avvocato Saverio Sticchi Damiani, difensore della società giallorossa, sta puntando

per affermare il teorema difensivo basato sulla confessione di Quarta, che avrebbe fatto tutto per conto proprio, senza il coinvolgimento della società.
Il legale del Lecce, pur essendo amareggiato per la «scorretta partenza del campionato di B, senza aver atteso l’ultimo grado», si gioca le ultime carte per il ritorno della squadra salentina in B, che «pur essendo molto improbabile, potrebbe essere ancora tecnicamente possibile».

Avvocato, dal punto di vista tecnico-giuridico non tutte le speranze sono perdute per il Lecce, vero?

«C’è un terzo grado che si chiama Tnas, Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, a cui noi abbiamo proposto ricorso e che si potrà pronunciare nei prossimi giorni».

Su quali elementi punterà la difesa del lecce?

«Il problema è che, non essendo ancora uscite le motivazioni della sentenza di appello, siamo stati costretti a fare ‘ricorso al buio’, in attesa delle motivazioni che ci consentiranno di integrare il ricorso».

Qual è la linea difensiva?

«Come avevamo fatto nei gradi successivi, abbiamo dimostrato tutte le contraddizioni e le incongruenze contenute nel teorema accusatorio».

Quarta scagiona la società. Questo è un elemento fondamentale, vero?

«Lui l’ha anche dichiarato che la cosa era nata per scommettere, ma all’ultimo non ha scommesso, perché lo stesso Masiello dichiara che non era riuscito a convincere nessun giocatore del Bari a partecipare alla combine. Quarta, alla fine, non scommette perché non c’era nessuna certezza, ma siccome aveva dato il suo assegno a garanzia e Masiello fa l’autogol promesso, allora, alla fine, ha dovuto pagare lo stesso».

Quali sono gli elementi in mano all’accusa, oltre alle dichiarazioni di Masiello e all’assegno?

«Loro danno grande importanza alla presenza di Semeraro, presso il bar 300mila, in occasione di un appuntamento, però lo stesso Garella dice che ha avuto la sensazione che il presidente passasse da lì per caso. D’altro canto, abbiamo dimostrato che Semeraro abita a cento metri da quel bar. I grandi accusatori dicono di aver parlato, sempre ed esclusivamente, con Carlo Quarta. Quindi, in un processo normale, i giudici avrebbero dovuto ascoltare Quarta, ma nessuno l’ha fatto. È un processo indiziario, ma tutto è stato smontato».

Adesso il tempo diventa decisivo, è necessario capire quali sono state le motivazioni.

«Anche qui è strano quello che è successo: per Conte le motivazioni sono uscite in tempo reale, pur essendo un caso meno grave. Le nostre motivazioni, che erano le più urgenti di tutte, perché potevano cambiare i campionati di B e di Lega Pro, non sono uscite. Questo è scandaloso! È tutto strano. Come si fa a fare un processo senza sentire neanche una volta Quarta? Non hanno voluto ascoltarlo»

Comunque, dal punto di vista tecnico, oggi diventa quasi impossibile che il Lecce venga inserito nuovamente nel campionato di B, perché le gare sono già partite, vero?

«Il fatto di aver deciso di iniziare il campionato di B è stato una grande scorrettezza nei confronti del Lecce: uno sgarbo clamoroso. All’inizio di questo processo il presidente della Lega di B aveva detto che le partite di Lecce e Grosseto(all’epoca era a rischio anche il Grosseto) sarebbero slittate fino alla pronuncia dell’ultimo grado. Poi, una volta rimasto solo il Lecce, inspiegabilmente, queste delibera, che era stata assunta, se la sono completamente rimangiata: questo è un fatto gravissimo, che ci pregiudica pesantemente».

Quindi, diciamo che è più probabile che un’eventuale giudizio positivo, in terzo grado, porti un vantaggio economico che il reintegro in B, vero?

«Sì, è molto difficile. Salvo che non si riesca a fare l’udienza questa settimana e, se si riuscisse a vincere, potrebbero pure allargare la B a una squadra in più. Però, se inizia il campionato di Lega Pro, diventa davvero difficile poter rifare tutto, anche in caso di vittoria in terzo grado».

Se non dovesse andare bene il terzo grado della Giustizia sportiva, andrete al Tar ed, eventualmente, anche davanti al Consiglio di Stato, vero?

«Sì, ma lì è solo risarcitorio, non ci potrà più essere un reintegro in B. La Lega, pur avendo il potere di farci giocare in B, in attesa delle sentenze definitive, ci ha mandato in Lega Pro. Un atteggiamento insolito e penalizzante, anche perché prima di far partire il campionato di B avrebbero dovuto aspettare il terzo grado».

 

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