”Sembrava che fossero stati i magistrati a causare l’inquinamento e il disastro sanitario di Taranto. Oggi quello che è accaduto in Prefettura a Taranto rimette un po’ le cose a posto,” nel senso che ”i ministri hanno sostanzialmente recepito tutte le nostre indicazioni, facendole proprie e inserendole come diktat nell’Aia”.

Lo afferma in un’intervista a Repubblica il procuratore generale di Lecce Giuseppe Vignola commentando il provvedimento di sequestro di sei impianti dell’area a caldo
dell’Ilva e quello di arresto di otto persone. ”Il punto principale – spiega – è che l’Ilva rispetti le
prescrizioni”. Se non le rispettano, aggiunge, ”devono chiudere. E’ lo stesso concetto che  sostenevamo noi.
Significa quindi che quello che era stato fatto andava nella direzione giusta, e soprattutto che non eravamo impazziti.
Ordinare la chiusura di una produzione industriale è stato un provvedimento assai sofferto, ma secondo noi era l’unica strada percorribile”. Vignola ribadisce che il sequestro era ”inevitabile” visti la relazione dei periti e ”l’atteggiamento tenuto fino a quel momento” dall’azienda.
”Questa volta – sottolinea – certamente se le cose non vengono rispettato al centimetro non avranno scampo. Ecco perchè sono davvero contento dell’intervento del governo.
Sono contento della sintonia tra pezzi dello Stato proprio nel momento in cui sembrava riprodursi un braccio di ferro tra politica e magistratura”. I morti di Taranto non sono più di ‘serie B’, dice, ”l’emergenza ambientale è trattata come priorità nell’agenda della politica”, ”Taranto è finalmente un caso nazionale”.

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