Tragedia sfiorata nel carcere di Lecce, dove il detenuto gallipolino Marco Barba, che sta scontando una pena cumulativa di 23 anni, ha tentato il suicidio ingerendo alcune lamette. L’episodio è accaduto nella tarda mattinata, intorno all’ora di pranzo, quando una telefonata a casa Barba ha gettato nello sconforto i familiari.

 

Per il momento è difficile dire quali siano le reali condizioni di salute, poiché il 39enne gallipolino (accusato di tre omicidi, di associazione mafiosa, nonché traffico di armi e stupefacenti, oltre che dell’estorsione ai danni dell’imprenditore ed onorevole gallipolino Vincenzo Barba, ha rifiutato di sottoporsi alle cure dei medici del pronto soccorso, dove era stato accompagnato da un’ambulanza del 118.
Pare che stamattina il gallipolino abbia ricevuto la comunicazione di un suo nuovo trasferimento nel carcere di Monza, dove era già stato rinchiuso per circa un anno. Ma lo spettro di questo nuovo trasferimento lo avrebbe gettato improvvisamente in un profondo sconforto, tale da portarlo a tentare di togliersi la vita.
Per suicidarsi, il 39enne avrebbe utilizzato delle lamette da barba, oltre ad ingoiare diversi medicinali. Avrebbe ingerite almeno quattro lamette: due prima di avvisare la guardia carceraria del suo gesto, le altre due davanti all’ispettore, come per dare una dimostrazione che le sue parole non fossero bugie.
Come detto, però, Marco Barba ha rifiutato le cure mediche ed è stato riaccompagnato in carcere, dopo tre ore trascorse al pronto soccorso. Il fatto che abbia in corpo le lamette ed i medicinali preoccupa e non poco i familiari, allarmati per la sua vita.
Domani mattina, il suo avvocato difensore, Paola Scialpi, si recherà in carcere: l’obiettivo è convincere il gallipolino a sottoporsi ad una gastroscopia, per accertare eventuali lesioni causate dalle lamette.

 

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