Prosegue il tour de LA PAROLA PADRE, la produzione di Koreja, scritta e diretta da Gabriele Vacis con una prestigiosa tappa alla XVI edizione del Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria, venerdì 31 agosto alle ore 21.30 presso il Seminario Vescovile di Andria. Promosso dalla Città di Andria con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Puglia e del Teatro Pubblico Pugliese il festival, che si concluderà il 5 settembre 2012, è una tra le poche realtà italiane di respiro internazionale fortemente voluta e sostenuta dalle istituzioni pubbliche.

Ma Castel dei Mondi è anche recupero di sedi storiche. Già in questi anni, infatti, la scelta degli organizzatori è sempre stata quella di offrire al pubblico spazi prima inutilizzati o non ancora recuperati e valorizzati dal punto di vista architettonico.

LA PAROLA PADRE, reduce dal successo internazionale riscosso ad Apollonia (Albania) e a Pazin (Croazia) e dalle tappe italiane di Ancona, Brindisi e L’Aquila, è prodotto nell’ambito del Progetto Archeo.S., finanziato dal Programma di Cooperazione Transfrontaliero IPA Adriatico (Lead Beneficiary Teatro Pubblico Pugliese).

Sul palco sei giovani attrici selezionate da Koreja durante un giro di seminari nell’Europa centro orientale, tre italiane, una polacca, una bulgara e una macedone racconteranno le loro storie. Ola, Anna Chiara, Simona, Irina, Alessandra, Rosaria, questi i loro nomi. Tutte parlano più o meno inglese. Che storie possono raccontarsi e raccontare? E, soprattutto hanno una storia comune da raccontare? Raccontano storie che provengono dal loro vissuto profondo. Ma quali sentimenti coltivano sei ragazze di nazionalità diverse, che si parlano attraverso una lingua comune superficiale? Hanno memorie comuni?

[…] Al di là dell’Adriatico esiste ancora la voglia di conquistare le cose, racconta Gabriele Vacis, credo che in Italia, ma anche in tutto l’Occidente, ci sia un benessere non conquistato. Lo abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri e non abbiamo più la consapevolezza di cosa significhi conquistarselo. Questi Paesi hanno una grande lezione da darci: la forza della conquista, mentre noi viviamo come anestetizzati […]

[…] Con le sei ragazze ho fatto lunghe interviste che ho ripreso in video, prosegue il regista, più che interviste sono sedute psicanalitiche. Ho chiesto loro di raccontarmi quando hanno avuto davvero paura, quando si sono sentite al sicuro.

La paura è il sentimento dominante del nostro tempo. Perché possediamo tanto. Perlopiù cose. Quindi abbiamo paura che gli altri, che il resto del mondo, a cui abbiamo rubato il tanto che abbiamo, ci presenti il conto. Abbiamo paura che ce lo portino via. Alle sei ragazze ho chiesto di raccontare storie, non ho chiesto opinioni.

Sono venute fuori testimonianze diverse: se una ha vissuto sei, sette anni sotto il comunismo, ha paure e desideri diversi da una che discende da Alessandro il Macedone.

Per queste ragazze è molto importante raccontare il padre. I loro padri… fino ad Alessandro il Macedone. E la parola padre ha la stessa radice semantica della parola patria […]

 

 

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