Mentre le armate della Francia rivoluzionaria sono impegnate su più fronti, nel tentativo di arrestare l’offensiva degli eserciti coalizzati delle potenze europee, che hanno dichiarato guerra contro la Repubblica in seguito alla decapitazione di Luigi XVI, la Vandea si ribella alla Convenzione, insorgendo ed inalberando gli stendardi dei Borboni.

Il motivo scatenante della rivolta, in realtà, è da ricercarsi nella leva per l’arruolamento di 300 mila uomini, dei quali ben 18 mila dovevano essere reclutati nella regione, decretata dal governo repubblicano. I contadini vandeani, tradizionalisti, cattolici e realisti, non gradiscono il provvedimento, specialmente dopo l’esecuzione del sovrano. L’insurrezione, cominciata con l’uccisione di alcuni cittadini repubblicani nelle cittadine di Cholet, Montaigu, Machecoul e Pontivy,  si estende rapidamente ad altre zone limitrofe, raccogliendosi intorno al vetturino Cathelineau ed al guardiacaccia Stofflet. In seguito si aggiungono a questi anche aristocratici ed ufficiali realisti. Nel maggio 1793 i vandeani si impossessano di Fontenay ed il mese successivo capitola anche Seamur, mentre il 25 luglio le truppe repubblicane, al comando dei generali Chatillon e Westerman, sono sonoramente sconfitte. A questo punto la Convenzione decreta “lo sterminio dei vandeani”, con un provvedimento datato 1  agosto 1993, incaricando dell’operazione il generale Klebert che, il 17 dello stesso mese, ottiene una confortante vittoria a Cholet. Nel dicembre successivo i repubblicani sono vittoriosi in due altre occasioni, grazie alle imprese dei generali Marceau e Westerman, la prima a Le Mans e successivamente a Savenay.
All’inizio di gennaio del 1794 il governo di Parigi decreta la costituzione delle cosiddette “colonne infernali”, col compito di reprimere brutalmente la sedizione, avvalendosi anche di metodi quali l’incendio di interi villaggi e l’esecuzione sommaria dei rivoltosi, ma con scarso successo poiché le misure repressive non fanno altro che infiammare ulteriormente gli animi dei legittimisti. Nel periodo compreso fra il febbraio ed maggio del 1795, il governo tenta la via della diplomazia, stipulando alcuni accordi con gli insorti, allo scopo di sancire un ritorno alla normalità, tuttavia il mancato rispetto di tali accordi proprio da parte delle autorità parigine, scatena ancora una volta il furore dei vandeani, che insorgono nuovamente. Questa volta viene incaricato della repressione il generale Hoche che, forte di un esercito di 50 mila uomini, soffoca nel sangue l’ennesimo focolaio insurrezionale. Alla fine di marzo 1796, con la fucilazione di Stofflet, la rivolta vandeana trova il suo epilogo, dopo un bagno di sangue voluto da coloro il cui intento era quello di diffondere i valori di Libertà, Uguaglianza, Fraternità.

Cosimo Enrico Marseglia