Tripudio di folla in piazza Sant’Oronzo, ieri sera, per la tappa leccese della Notte della Taranta. Tanti gli artisti che si sono alternati sul palco, ma a farla da padrone è stato Ambrogio Sparagna, il maestro che da sempre ha saputo coniugare le musiche popolari italiane con il ritmo incessante dei canti della pizzica

 

Nella sacralità della piazza per eccellenza della capitale del barocco, in un mix tra sacro e profano, gli artisti che si sono esibiti ieri sera hanno “contaminato” le musiche e gli stili, dando vita ad unico incessante ritmo che pizzica e smuove il corpo e l’anima. E’ così che migliaia di spettatori si sono “mossi” al ritmo delle note dell’Orchestra Popolare Italiana, la grande formazione di voci e strumenti
E’ stato il Ambrogio Sparagna, il maestro concertatore della Notte della Taranta per le edizioni dal 2006  al 2008, a dare vita all’insieme di strumenti,  organetti, chitarra battente, ghironda, mandola, zampogna, ciaramella, flauti pastorali, lira, tamburelli, nel suo percorso di studi e ricerche nelle tradizioni regionali. Ad accompagnarli nell’esibizione tanto attesa, anche l’Orchestra Sparagnina, in assonanza con il nome dell’artista ma che fa riferimento al termine dialettale salentino “sparagnu”, risparmio, per indicare la composizione orchestrale di strumenti semplici e realizzati con materiale da riciclo, tipico della tradizione popolare salentina.

Già in passato, primo tra i maestri concertatori a sperimentarlo, Sparagna aveva dato prova di saper contaminare le musiche provenienti da tradizioni geografiche diverse. Nell’edizione 2007 realizzò un unico brano con due canti popolari per i detenuti, “La Cesarina” e “Porta Romana”, salentino il primo, lombardo il secondo, fondendoli in un’unica nenìa. Sono state queste sperimentazioni a fare del maestro Sparagna tra i più amati concertatori del festival salentino.  Anche ieri sera ha dato prova degli studi effettuati in questi anni lontano dalla Notte della Taranta ma vicino al Salento.

Pino Ingrosso e Simone Cristicchi, già ospiti canori del concertone di Melpignano nelle passate edizioni, hanno fatto da cornice alle esibizioni orchestrali prima di lasciare il palco ai Bandervish, il gruppo originario Radiodervish che ha mescolato la propria sonorità a quella della Banda di Sannicandro di Bari composta da 40 elementi e diretta da Francesco Loiacono.
Nabil Salameh, voce, Michele Lobaccaro, chitarre e basso, Alessandro Pipino pianoforte, lama sonora e strumenti acustici, Livio Minafra fisarmonica, arrangiamenti, si sono esibiti in brani come “Centro del Mundo”, “L’esigenza” e “L’immagine di te”, oltre ai notissimi brani della tradizione mediorientale come “Fogh en Nakhal” e “Lamma Badà”.
Hanno chiuso la lunga notte all’ombra del barocco leccese, i Nidi d’Arac, noto gruppo che riproduce i suoni semplici salentini con la musica elettronica.

Tra i balli e i canti che hanno popolato piazza Sant’Oronzo non sono mancate le polemiche per l’ organizzazione che ha provocato non pochi disagi soprattutto per chi veniva da fuori, tra problemi alla circolazione e di sosta. Scarsa anche l’impantistica del concerto che a più riprese ha costretto gli artisti a lunghe pause.

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