“Il mondo è un Paradiso di bugie”, recita un famoso adagio… ed il mondo dei falsi d’arte, ovviamente, non è proprio da meno!
Il mondo dell’arte conosce falsari più o meno da quando esiste e nei due trascorsi millenni sono esistiti molti falsari di successo, ma in pochi sono stati esperti nel mentire

sulla propria arte e provenienza quanto John Myatt, infatti egli alla fine del XX secolo, si fece un nome  di “tutto rispetto” come falsario d’arte  con quadri che falsificava per l’amico inglese e gallerista John Drewe.
Aveva inserito un annuncio sulla rivista di satira Private Eye offrendo di dipingere opere false di artisti del XIX e XX secolo a costi accessibili ed era pure decisamente esplicito circa la natura delle sue opere che sarebbero state vendute come assolutamente false per decorare case ed uffici di chi era impossibilitato a permettersi gli originali.
Risultato dell’annuncio fu essere contattato da John Drewe, che affermò che il lavoro di Myatt  era quello di cui aveva bisogno  ed in quanto appassionato d’arte era interessato ad avere dei quadri per casa sua. In realtà però Drewe era un gallerista, professione che gli permise di vendere a Christie’s un Albert Gleizes  realizzato da Myatt a 25mila dollari.
Pagandolo così tanto Christie’s era ovviamente convinta che fosse autentico, ma Myatt era un altro di quegli artisti abile ad imitare lo stile di numerosi maestri dell’arte moderna e proprio come Gleizes imitava pittori come Alberto Giacometti, Marc Chagall, Matisse, Graham Sutherland e Nicholas de Stael.
Il suo segreto nel fare sembrare un quadro autentico consisteva in una particolare combinazione di vernice a emulsione e gel lubrificante ed egli realizzò un totale di circa duecento falsi per Drewe, che gli vendette a collezionisti ed alle migliori case d’asta di ogni angolo del mondo.
Nel 1995 alcuni dei falsi furono attribuiti a Myatt,  che confessò prontamente e, vergognandosi di aver partecipato alla truffa, propose di restituire parte dei soldi ricevuti in compenso, pronto ad accusare Drewe, con cui aveva rotto definitivamente e che fu arrestato nel 1996 quando la polizia gli perquisii la galleria trovando tutta l’attrezzatura adoperata per falsificare certificati di autenticità ed altre copie di documenti.
Era riuscito ad accedere agli archivi di alcuni importanti musei londinesi, riuscendo così a creare convincenti origini per i suoi falsi ed entrambi gli uomini  furono accusati di cospirazione a fine di frode e condannati. Myatt si beccò un anno, anche se scontò solo quattro mesi, e, anche se aveva dichiarato di essere stato usato come capro espiatorio. Drewe se ne beccò sei, dei quali ne scontò due.
Dei circa 200 falsi che la coppia Myatt-Drewe aveva sparso per il mondo, la polizia riuscì a rintracciarne solo 70 o quasi, il che significa che ce ne sono ancora un po’ in giro. Uscito di prigione e dopo aver scontato la pena, Myatt continuò a dipingere, sia copie dichiarate di maestri sia ritratti su commissione, realizzando anche delle mostre a proprio nome.
“Meditate gente, meditate…”

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