Domani, alle 9.30, la vertenza Omfesa sbarcherà sul tavolo del Procuratore Capo Cataldo Motta. È quanto sono riusciti ad ottenere i lavoratori, dopo che stamattina, alle 9, sotto il sole cocente, uno di loro si è incatenato davanti la sede del Tribunale Civile di via Brenta.

A lui, 42enne di Surbo, padre di famiglia, si sono aggiunti i colleghi, circa una cinquantina su tutte le 110 maestranze dell’azienda che si occupa della pulizia dei treni. L’esasperazione nasce da quattro mesi di mensilità arretrate, problemi ormai storici di liquidità dell’azienda, che, a quanto è dato sapere, ha commesse ma non ha soldi, perché le banche non glieli anticipano.  Un paradosso a cui non poche riunioni in Prefettura hanno cercato di porre rimedio, con un appello lanciato agli istituti di credito del territorio, ma a cui ha risposto soltanto Banca Popolare Pugliese. Anche stamattina i sindacati sono tornati davanti al Prefetto Giuliana Perrotta, che ha preso l’impegno di sbloccare le somme congelate da Trenitalia. C’è anche questo, infatti, a peggiorare il quadro della situazione. “Dieci giorni fa- spiega Salvatore Bergamo della Fiom Cgil- si sono dimessi in massa per giusta causa i dipendenti della sede di Omfesa di Voghera, per gli stessi ritardi nella corresponsione degli stipendi. Loro hanno scritto a Trenitalia, per denunciare l’anomalia per cui, pur ricevendo i soldi dovuti dal suo maggiore committente, Trenitalia, appunto, Omfesa non ha corrisposto le mensilità”. E’ per questo che la spa guidata da Mauro Moretti ha congelato 180mila euro.

“Tutto si scarica sui lavoratori, già provati dalla gestione discutibile di Ennio De Leo- continua Bergamo-. I problemi sono atavici e nessuno vuole considerarli. Oltre due anni fa il giudice ha emesso una sentenza in cui ha intimato il reintegro di sei dipendenti licenziati e che tuttora aspettano. Hanno presentato istanza di fallimento in tribunale. È questa la strada da percorrere?”

 

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