Mesagne ha omaggiato il suo campione, la medaglia d’oro di taekwondo ai giochi olimpici di Londra appena conclusi. Un giorno indimenticabile, l’11 agosto, per la cittadina salentina e per l’Italia intera, il giusto riscatto dopo i fatti di cronaca dello scorso maggio. Un giorno che la comunità mesagnese ha voluto rivivere con Carlo, ieri sera, in piazza Orsini Del Balzo, tra festeggiamenti e onorificenze, al ragazzo semplice che ha dato lustro alla sua città.

 

L’oro olimpico Carlo Molfetta detto “Lupo”, perché?

Lupo è un nomignolo che mi hanno dato in nazionale nel 2009, quando un gruppo di atlete mi dicevano che avevo la faccia da bravo ragazzo proiettandomi alla favola di cappuccetto rosso, con il lupo travestito da dolce vecchietta ma fondamentalmente cattivo.  Insomma una metafora per indicare la mia trasformazione tra la vita reale e il quadrato dove poi divento “cattivo”.

Dopo la delusione delle olimpiadi di Atene del 2004 è arrivata la rivalsa di Londra, obiettivo raggiunto?

Il mio obiettivo, da sempre, è stato quello di vincere le olimpiadi, non volevo “accontentarmi” di una medaglia olimpica. Ad Atene partivo favorito ma, probabilmente la mia giovane età mi ha penalizzato perché ho affrontato i giochi olimpici di Atene con una grinta esagerata, quasi arrogante, dando tanto per scontato. A quel punto ho incassato la delusione, ho fatto un lungo percorso di “risanamento” fisico e dopo otto anni ho raggiunto il mio sogno.

Perché risanamento fisico, cosa ti era successo?

Ho subito tanti interventi chirurgici per rimettere in sesto le ginocchia che, strada facendo, con i duri allenamenti, forzavo e ne compromettevo l’uso. Dopo tante cure mi hanno rimesso in sesto, sono aumentato di categoria e ho iniziato a lavorare seriamente per raggiungere il mio obiettivo

Quindi o Londra o il sogno svaniva per sempre?

Non mi aspettavo di vincere, sapevo che sarei riuscito a prendere una medaglia, ma la vittoria era ormai davvero un miraggio, invece è arrivata proprio quando ci credevo poco.

Hai vinto l’oro in una disciplina per la quale nessuno, ad apertura dei giochi, avrebbe scommesso, hai un doppio merito: aver vinto e aver portato sul gradino più alto uno sport che per l’Italia non è, o non lo è stato finora, nazionalpopolare

Il taekwondo è uno sport che ti rende completo, allena il fisico e lo rende agile e prestante perché letteralmente il nome indica l’”arte di dare calci e pugni in volo”,in quanto arte marziale ti educa al rispetto verso il maestro e gli avversari, innanzitutto, e verso il prossimo quando scendi dal quadrato. E’ un’ottima guida per affrontare la vita, sono contento se la mia vittoria servirà a far conoscere meglio questo sport.

Cosa ti ha preoccupato nell’ultimo incontro?

Il taekwondo è uno sport situazionale, sono tanti i cambiamenti che concorrono nell’arco di un incontro e che possono cambiare il risultato, io gareggio nella categoria + 80 ma spesso mi scontro con avversari molto più prestanti fisicamente. A Londra ci ho messo il fisico ma anche la testa, in tutti e 4 gli incontri ho giocato anche una sorta di partita a scacchi.

 

A chi hai dedicato questa vittoria?

A caldo l’ho dedicata al mio migliore amico Leonardo Basile, il peso massimo reale della nazionale; io sono subentrato a lui nelle olimpiadi per una scelta della federazione ma anche lui avrebbe meritato di partecipare. L’ho dedicato alla mia ragazza che mi ha aiutato ad affrontare i giochi serenamente; non l’ho dedicata ai genitori perché in maniera quasi scontata, loro mi sostengono da sempre ed è ovvio che se sono arrivato a tanto è anche merito loro; l’ho dedicata a Melissa, mi sembrava il minimo da fare dopo la tragedia che ha vissuto la famiglia e tutta la comunità mesagnese

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non ho grandi progetti, continuerò a vivere la mia vita in maniera semplice come ho fatto finora e ad allenarmi nello sport che amo, dopo un breve periodo di vacanza.

Hai un fan illustre, il calciatore Ibrahimović, lo hai mai incontrato?

Si, lui è un appassionato di arti marziali e ha praticato il taekwondo da piccolo, lo abbiamo incontrato due anni fa a Milanello e gli abbiamo conferito la cintura nera ad onorem. E’ stato felicissimo

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