Rallenta la cassa integrazione guadagni nel Salento. Nel primo semestre 2012, sono state concesse tre milioni 477mila ore, di cui un milione (pari al 28 per cento del totale) autorizzate nella cassa ordinaria, un milione 27mila ore (pari al 29 per cento) in quella straordinaria ed un milione 446mila (41 per cento) in quella in deroga.

Rispetto al primo semestre 2011, gli ammortizzatori sociali sono calati del 9,3 per cento.
A rilevarlo è l’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce su dati Inps.
La cassa in deroga è «crollata» del 27,7 per cento, quella straordinaria è scesa del 7,8 per cento, mentre è «salita» quella ordinaria del 39,3 per cento.
In particolare, nell’industria, sono state concesse 2.588.772 ore (pari al 74 per cento), nell’edilizia 542.508 (15 per cento), nel commercio 299.540 (8 per cento) ed appena 46.936 nell’artigianato (uno per cento).

Questa la situazione in Puglia. A Bari sono state concesse ben 12 milioni 492mila ore in totale, a Taranto sei milioni 111mila, a Foggia due milioni 998mila, a Brindisi un milione 631 mila. Per un totale regionale di 26 milioni 712mila ore. Da capogiro il dato nazionale: 523milioni 761mila, sempre nel primo semestre.

«La congiuntura economica sfavorevole di questi ultimi anni ha spinto le imprese salentine ad un fortissimo ricorso agli ammortizzatori sociali», spiega Mario Vadrucci, segretario generale di Confartigianato Imprese Lecce.
«L’analisi per tipologia – commenta – dimostra come la cassa ordinaria abbia ripreso a correre, mentre calano quella in deroga e quella straordinaria». C’è una bella differenza tra le tre. «Per fortuna – rileva Vadrucci – continua a diminuire quella straordinaria, in quanto non è temporanea e serve a fronteggiare gravi, per non dire gravissime, situazioni di “eccedenza occupazionale” che, in molti casi, portano a licenziamenti di massa, con conseguenze drammatiche sul piano sociale».
Si ricorre, soprattutto, quando è in atto una profonda crisi aziendale, non superabile in tempi brevi. Può trattarsi di una ristrutturazione aziendale complessiva (come l’ammodernamento tecnologico degli impianti), può riguardare la riorganizzazione dei quadri lavorativi oppure la riconversione aziendale che modifica i cicli di produzione. Nel peggiore dei casi, viene concessa a seguito di un fallimento o di una liquidazione coatta amministrativa.
La cassa integrazione in deroga, invece, spetta ai lavoratori subordinati, compresi quelli a domicilio, gli apprendisti e i lavoratori con contratto di somministrazione e viene riconosciuta solo dopo aver esaurito gli interventi ordinari (indennità di disoccupazione per i lavoratori sospesi) previsti in caso di sospensione del rapporto di lavoro e in presenza di intervento integrativo degli enti bilaterali oppure per accesso diretto ai trattamenti in deroga, laddove non è previsto un intervento integrativo degli enti bilaterali.
Altro che licenziamenti cosiddetti “facili”. «Se le imprese “annegano” nei debiti e la produzione non riparte presto, i licenziamenti saranno facilissimi – teme Vadrucci – E’ probabile che il numero di cassintegrati scenderà ancora nei mesi prossimi, non perché i lavoratori torneranno al loro posto, ma perché, una volta scaduta la cassa integrazione, si ritroveranno per strada. Può essere il segnale di una “progressiva transizione verso la disoccupazione”. Questo, almeno, se si analizza l’andamento economico e si leggono i dati in prospettiva. Non si può, dunque, “festeggiare” il calo della cassa integrazione. Occorre adottare con urgenza – conclude Vadrucci – una serie di provvedimenti più incisivi ed efficaci nell’ambito delle politiche del lavoro».
Intanto, rimane ancora un’incognita, almeno sul piano dei risultati concreti, la «profonda revisione» del sistema degli ammortizzatori sociali, attuata da questo Governo, che non sta ancora sortendo gli effetti sperati, assieme alla tanto annunciata riforma del mercato del lavoro.

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