La lettera di Romina Power, inviata al governatore Vendola circa gli scarichi inquinanti sul litorale ionico, ha ricevuto risposta pubblica dall’assessore alle Opere Pubbliche che, risentito, spiega la complessità dell’operazione di depurazione

 

”Purtroppo la storia della depurazione non e’ assimilabile al Ballo del Qua Qua, e’ un po’ piu’ complicata. Se ci fosse un’alternativa vera allo scarico in mare delle acque nere, la perseguiremmo. Ma noi abbiamo previsto un impianto di depurazione terziario, il migliore in circolazione, con condotta sottomarina e predisposto per l’impianto di affinamento che rende la risorsa riutilizzabile in agricoltura. Le opere, dopo contenziosi e ricorsi davanti al Tar e al Consiglio di Stato nei quali abbiamo avuto sempre ragione, sono in fase di appalto e tra un po’ verranno aggiudicate”.

Lo dichiara l’assessore alle Opere Pubbliche della Regione Puglia Fabiano Amati, a proposito della lettera indirizzata da Romina Power al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola circa lo scarico delle acque nere nella zona costiera tra Manduria, in provincia di Taranto, e Porto Cesareo, in provincia di Lecce. ”Attualmente nel comprensorio di Sava e Manduria si scaricano quelle acque in modo illegale sul suolo, dove si coltiva, nel sottosuolo e anche in mare, contaminando la zona”, aggiunge. ”Spesso accade che i cittadini gettino le acque nere in fosse Imof che presentano delle falle. Il Comune di Manduria – continua Amati – ha chiesto la costruzione di vasche di contenimento dove convogliare le acque ma e’ un’idea difficilmente praticabile. Quanto devono essere grandi queste vasche? Prima o poi andranno scaricate. E poi la legge e’ inderogabile: le acque vanno convogliate in corpi idrici. La Puglia ha una geomorfologia sfortunata, non avendo corsi d’acqua come il Lambro dove scaricarle. Deve farlo per forza nel mare. La legge vieta che lo si faccia nel sottosuolo, ci deve per forza essere un recapito finale”.

 

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