Proseguono le indagini relative alla vicenda dell’imprenditore copertinese Raffaele Giuseppe Mario D’Oria, scomparso dopo il «bidone» da oltre un milione e mezzo di euro.
Altre perquisizioni sono state effettuate nei giorni scorsi dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce, al comando del tenente colonnello Vito Pulieri.

Ora si cercano i presunti complici dell’imprenditore fuggito all’estero, forse ai Caraibi.

Dopo il fallimento, della sua società, la «Burò Ufficio srl», è rimasto solo un immobile, su cui potrà rivalersi solo in minima parte qualcuno delle decine di creditori rimasti a bocca asciutta.

Neanche l’ombra di tutti i beni, per un valore complessivo di oltre un milione e mezzo di euro acquistati con assegni protestati tra l’agosto e il settembre del 2010.

L’accusa ipotizzata dal sostituto procuratore Giovanni De Palma, titolare del fascicolo, è quella di bancarotta fraudolenta.

Ora i militari del nucleo, alla guida del maggiore Giuseppe Maniglio sono a lavoro per individuare i complici, i ricettatori compiacenti che avrebbero rivenduto tutta quella merce sul mercato.

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