“Sono venute a casa per uccidere Marino Manca e forse anche me e penso che queste persone siano state pagate con la cocaina da qualcuno che li comanda”. Lo ha detto a chiare lettere e senza tentennamenti Luca Greco, 40 anni di Squinzano, nel corso dell’interrogatorio di convalida.

L’uomo venne gravemente ferito con cinque coltellate all’interno della propria villa in contrada “Carli”, sulla Squinzano-Casalabate e dallo scorso 8 settembre ricoverato presso il “Vito Fazzi” nel reparto di Chirurgia Toracica. Il 40enne di Squinzano, nel corso dell’interrogatorio alla presenza del gip Annalisa De Benedictis, del sostituto procuratore Giuseppe Capoccia e dei suoi avvocati difensori Pantaleo Cannoletta e Paola Scarcia, ha anche fatto i nomi dei suoi presunti aggressori, tuttora ricercati dalle forze dell’ordine: un 40enne di Squinzano, già condannato, in primo grado, a sei anni e mezzo di reclusione con le accuse di detenzione spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale e un uomo, residente in un comune dell’hinterland. Lo ha espressamente dichiarato Greco quando ha riferito agli inquirenti: “…ha cercato di sparare Manca ma la pistola si è inceppata…”. “Allora…”, ha continuato Greco, “ha puntato l’arma verso di me ma anche in quel caso si è inceppata e…si è scagliato contro di me mentre Manca scappava fuori dall’abitazione e … se ne usciva. Questo…continuava a picchiarmi con la pistola e a un certo punto ha estratto dal suo borsello un coltello con il quale mi ha colpito ripetutamente fino a quando io non ho smesso di difendermi perché esausto e dissanguato…”. “Aggiungo che…quando…mi puntava la pistola lo incitava a sparare”. Dall’interrogatorio di Greco, quindi, emergono due “verità” in netto contrasto con la ricostruzione dei carabinieri. Il primo, il movente dell’aggressione, non legato a questioni di droga , ma per l’acquisto di una moto. “Mi ha chiamato una persona di Squinzano,…, il quale mi voleva presentare un amico interessato all’acquisto di una moto…Abbiamo parlato della moto ma ho detto che non avevo le chiavi e così ho chiamato mio fratello. A quel punto…mi ha detto che si era sentito con Manca Marino…Nel frattempo è arrivato Manca. …si è innervosito con il pretesto delle chiavi della moto e ha tirato fuori la pistola”. La seconda verità, invece, riguarda il possesso della polvere bianca. Greco, arrestato proprio con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, ha fornito la propria spiegazione circa il ritrovamento dei carabinieri di 40 grammi di cocaina all’interno della sua abitazione: “La sostanza stupefacente non è mia…la cocaina che hanno trovato a casa verosimilmente è caduta a…nel corso della colluttazione”, ha dichiarato Greco. Insomma, una ricostruzione completamente differente rispetto a quanto accertato dagli investigatori. Per i carabinieri, infatti, si sarebbe trattato di un tranello per attirare ed uccidere in casa di Greco l’amico Manca in un agguato finito senza spargimento di sangue per puro miracolo. Altrimenti, altra certezza degli investigatori, non si spiegherebbero le successive sparatorie registratesi a Squinzano subito dopo l’agguato in contrada “Carli”.