Si è svolto questa mattina davanti al gip di Brindisi Giuseppe Licci il primo dei due interrogatori di Salvatore Milito sottoposto al fermo di polizia lo scorso 26 settembre per il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dalle modalità mafiose di Luca Greco e Marino Manca.

In giornata, però, Milito doveva difendersi dalle accuse di ricettazione e di detenzione di arma da fuoco. Quando i carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce lo hanno ammanettato in Contrada “Restinco” alla periferia di Brindisi, Milito aveva nascosto sotto un divano, un fucile a canne mozze, calibro 12, con matricola abrasa, due cartucce per pistola calibro 9 corto, altro munizionamento calibro 12, un passamontagna, un coltello a scatto, un paio di guanti oltre ad una piccola quantità di droga e una somma di denaro di circa 800 euro. Sulla mezza armeria ritrovata, Milito ha tenuto la bocca cucita senza fornire particolari spunti d’approfondimento. Il sospetto, però, per gli inquirenti, è che Milito possa essere una pedina delle tante batterie che compongono la famigerata banda dell’Audi e che ha imperversato nei territori a cavallo delle province di Lecce e Brindisi con una sequela senza sosta di furti e rapine. E’ previsto per domani il secondo faccia a faccia, in questo caso con il gip Annalisa De Benedictis per l’interrogatorio di convalida del tentato omicidio di Manca e Greco. Proprio quest’ultimo, con le sue dichiarazioni da un letto d’ospedale, ha consentito ai militari di ricostruire quanto effettivamente successo in contrada “Carli” lo scorso 8 settembre. Manca e Greco sarebbero dovuti cadere in un’imboscata ma la pistola impugnata da una quarta persona (che si trovava in compagnia di Milito) non ancora identificata si inceppò e la spedizione di morte si concluse senza spargimenti di sangue. E domani si saprà se Milito parlerà e in tale eventualità se fornira agli inquirenti elementi utili per risalire al presunto complice che avrebbe dovuto eliminare Manca e Greco in un agguato maturato, così come scrive il gip Annalisa De Benedictis, “all’interno di un contesto associativo verosimilmente per l’egemonia sul territorio nella gestione di traffici illeciti”.

 

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