Oltre il danno anche la beffa. Circa venti cittadini di Melendugno, costituitisi parte civile nell’ambito del processo per l’emergenza dell’acqua rossa contro l’acquedotto pugliese, sono finiti , a loro volta e loro malgrado, sotto processo con l’accusa di false dichiarazioni ai fini del beneficio del gratuito patrocinio.

Cinque di loro hanno già patteggiato la pena a cinque mesi di reclusione, mentre la posizione di altri due imputati, in giornata, non è stata discussa davanti al gip Carlo Cazzella a causa dello sciopero indetto dalle toghe del Foro di Lecce. La vicenda, per certi versi assurda, è finita in un’aula di Tribunale dopo che negli anni passati erano nati comitati formati da centinaia e centinaia di persone contro il problema dell’acqua di colore rosso che sgorgava dai rubinetti a Melendugno. Tra loro, alcuni cittadini si erano costituiti parti civili e per essere ammessi al gratuito patrocinio si sono rivolti ad un noto avvocato leccese, civilista, penalista ma anche esperto di Diritto del Lavoro. Presentata l’istanza, così come ricostruito dagli inquirenti (sulla vicenda hanno indagato più sostituti procuratori), i cittadini sono stati ammessi dal giudice che, per prassi, ha poi inviato un campione di dichiarazioni dei redditi all’Agenzia delle Entrate. Dagli accertamenti effettuati dall’ente statale, però, sarebbe emerso come i beneficiari del gratuito patrocinio non rientravano nei parametri consentiti dalla legge che impone un reddito non superiore ai dieci mila euro per essere ammessi a tale beneficio. In decine e decine di casi, si è accertata una sperequazione di decine e decine di migliaia di euro tra quanto dichiarato dai clienti e il loro effettivo reddito. La sorpresa, però, è arrivata quando l’Agenzia delle Entrate ha appurato cosa fosse effettivamente successo: l’avvocato leccese, che aveva curato gli interessi del comitato,  si sarebbe limitato a chiedere l’Isee del singolo cliente e non la dichiarazione del reddito complessivo dell’intero nucleo famigliare ingenerando così una serie di anomalie pagate a caro presso dagli ignari cittadini. E’ così scattata una denuncia e l’apertura di un processo a loro carico. Gli stessi clienti hanno preferito sorvolare sulla presunta negligenza del loro legale senza segnalare il caso all’Ordine degli Avvocati di Lecce. Rimane, però, la beffa.

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