Sono stati convocati tutti, ma a presentarsi è stato solo uno. A Termoli, nell’ incontro organizzato contro le trivellazioni nell’Adriatico c’era solo il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi. Tutti gli altri primi cittadini dei comuni costieri di Lecce e Brindisi hanno dato buca, minando così, già a monte, la battaglia

contro le prospezioni sismiche per la ricerca di oro nero. Ad essere presenti, invece, i rappresentanti delle Tremiti, dell’Abruzzo e del Molise. Eppure, la posta in gioco è altissima. Bisogna far arrivare una voce univoca delle diverse municipalità e province e Regioni al governo centrale, “voce che pretendiamo venga ascoltata senza dover gridare, contrariamente a quanto sostenuto dal Ministro Clini, ma semplicemente chiedendo di voler considerare le argomentazioni che rappresentiamo da tempo su questa vicenda- afferma Cariddi-. E per rispondere proprio al Ministro, dico preliminarmente, che noi e le nostre comunità non potremo mai essere annoverati tra quelli che oppongono un NO a prescindere, sempre e comunque. Abbiamo dimostrato negli anni la nostra serietà e responsabilità, quando si è trattato di assumere decisioni non facili che producevano un certo impatto sul territorio. Non è facile, né automatico stabilire un nesso con i fattori che possono incidere, sui territori, su alcune patologie, ma se guardo alla nostra zona dico che, a riguardo, non pochi dubbi nutriamo circa l’incidenza di una centrale come quella di Cerano o l’incidenza che, dal punto di vista di campi elettromagnetici, potrebbe produrre l’ elettrodotto Italia-Grecia che approda ad Otranto ed attraversa il basso Salento. Ciò nonostante, non abbiamo detto no quando si è trattato di decidere se far approdare o meno il gasdotto Igi Poseidon, comprendendone l’importanza strategica per il Paese, ed avendo valutato razionalmente l’impatto ambientale. Ed oggi sentiamo dirci anche che dovremmo poter ospitare sul nostro fronte mare le piattaforme petrolifere”. Quello che si è programmato a Termoli, alla fine dell’incontro di stamattina nella sede municipale, è stato un tavolo allargato a parlamentari e rappresentanze del territorio, magari da allargare anche alla sponda opposta dell’Adriatico, ai Paesi transfrontalieri, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia. “L’Adriatico è come un lago, bisogna essere coscienti delle ripercussioni in totale”, argomenta Cariddi.

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