Al di là del risultato  decisamente favorevole e nonostante gli appunti che doverosamente debbono essere fatti al contesto della partita, non esito a definire molto positivo l’impatto che il Lecce ha avuto con la serie minore  a cui è stato destinato.

Non posso certo dimenticare che anche i calciatori hanno risentito dei contraccolpi che la sciagurata gestione di Semeraro jr ha provocato, calciatori che sono stati nel dubbio inerente alla riconferma in giallorosso, giocatori che hanno posto condizioni circa la serie nella quale avrebbero giocato e giocatori che, dopo qualche iniziale tentennamento, hanno accettato a riprovarci partendo dal basso e sposando un nuovo progetto che, a mio parere, potrebbe anche rivelarsi vincente. Tutto questo, unitamente alle difficoltà di sapersi integrare con moltissimi giocatori nuovi, ha creato quegli scompensi che si sono evidenziati nel secondo tempo della partita contro la Cremonese. Ciò non toglie, però, ed è bene ribadirlo a chiare lettere, che il Lecce è partito subito con il difficile ruolo di “favorito” che il campo, nel primo tempo ha mostrato con estrema chiarezza con giocate veloci, tecnicamente pregevoli che in serie C non si vedono tutte le domeniche. Questo, però, non deve autorizzare nessuno a ritenere che il campionato si possa vincere passeggiando, perché questo è lungo, faticoso e pieno di insidie.
Questo Lecce mi ricorda in parte il primo Lecce di Ventura quando, precipitati in C, ma sul campo, si ripartì con i vari Lorieri, per fortuna ancora presente nello staff tecnico, Zanoncelli, Francioso, Palmieri, Cucciari, Mazzeo e gli altri che imposero i diritti della loro superiore capacità tecnica dominando dall’inizio alla fine, anche se con qualche inevitabile patema, ottenendo una straordinaria promozione che fu bissata, quasi con la stessa squadra anche l’anno successivo. Si dirà:”bei tempi!” ma a rivedere bene le cose oggi non mi sembra che si sia molto distanti da quei livelli. Certo quella squadra era molto più coesa a centrocampo ed in difesa ed aveva grandissima qualità avanti con frombolieri come Francioso e Palmieri ma, anche oggi, con soggetti come Benassi, Martinez, Bogliacino, Pià, Jeda, Corvia, Giacomazzi e forse De Feudis e Giallombardo, ci sono le carte in regola per far risognare la tifoseria.
Non è che mi sia lasciato andare ai facili entusiasmi, ma ritengo che possa essere il momento buono per “lavare l’onta” che gli sciagurati ci hanno inferto. Occorre, però, molta umiltà, molta professionalità , una chiara divisione dei compiti ed il rispetto delle singole prerogative: il tecnico faccia il tecnico, il ds. faccia il ds. ed il tifoso faccia il tifoso, solo così si potrà creare quella giusta sinergia fra le parti che potrà portare a grandi risultati.
Nella lettera aperta inviata al Presidente la settimana scorsa, lo sollecitavo a curare taluni aspetti organizzativi inerenti alle entrate di favore rinfacciateci dalla vecchia gestione, oggi oltre a ribadire questo concetto, lo invito a fare in modo di essere “meritato” dalla città che lo ha accolto in maniera entusiastica. Con queste premesse domenica ci si recherà in quel di Cuneo ad incontrare una squadra diretta da un gran signore, Ezio Rossi, e di  signori nel calcio  ce ne sono un po’, basta saperli catalogare (Prandelli, Zeman, l’altro Rossi). Si potrebbe anche tentare il colpaccio!

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