Alfredo De Giuseppe, nasce a Tricase (Lecce) nel 1958. Sin da ragazzo ha coltivato passioni imprenditoriali ed artistiche riscuotendo notevole successo in entrambi. Ha già pubblicato ben otto libri.

 

L’Arte Nascosta il suo primo film e l’Ultima Osteria (presentato al LIDF 2010 British Museum O1/05/2010), sono il risultato d’amore per la sua terra, ricca d’arte ed umanità, elementi presenti in tutte le sue opere.
“… mentre scrivo
guardo
leggo
scrivo
chiuso
in un ego alternativo”
Chiuso in un ego alternativo è la sua prima raccolta sistematica di poesie, scritte in periodi diversi, tra il 2000 ed il 2010. Il volume finemente rilegato, dall’accattivante copertina, racchiuso in 80 pagine, con la postfazione di Tommaso Ciardo, è un piccolo, grande scrigno da leggere e custodire gelosamente in libreria.
Leggendo attentamente i suoi versi di facile lettura e ricchi di contenuto, noto che vi è una freschezza di stile e trasparenza di pensiero che albergano esclusivamente in chi come lui, crede fermamente ai valori della vita che manifesta offrendo a piene mani ai suoi lettori delle sensazioni mai provate.
Egli trasferisce abilmente su carta le proprie emozioni e passioni, un atto di generosità dello stesso nei confronti di chi legge impossessandosene fino a farne nutrimento per la propria mente, anima e cuore, lì dove le sue poesie sono come delle tenui fiammelle, faville che volteggiando entrano impietosamente nell’anima, esattamente nel punto pensato da colui che l’ha scritte, incendiandola magicamente!
La poesia in generale, così come quella di Alfredo, irradia dalle cose, se ben osservate e proviene dal cuore se particolarmente sensibile ed anche dalla capacità di stupirsi, dal momento che i versi sono nascosti in tutte le cose e bisogna riscoprirli, evocarli ed esprimerli tramite la nostra sensibilità e ricchezza interiore. Più le espressioni del bello, vero e buono si elevano, maggiormente necessaria è la poesia per coglierle e trasmetterle in un mondo come il nostro così frenetico, consumistico e materialistico.
La sua poesia in particolare, nobilita tutto ciò che tocca, come sguardo che interpreta, sensibilità che traduce in vita ciò che l’anima prova nei vari ritratti con ogni cosa che vive, colpisce la fantasia, muove e commuove. Infatti, in qualunque situazione di vita, tensione e sofferenza ci trovassimo, quando la sua ferrea brutalità ci afferra tentando di stritolarci, è giunto il tempo in cui è indispensabile saper cogliere un istante di poesia ed interpretazione della realtà.
E’ gradevole leggere Alfredo, versatile poeta salentino ed osservatore profondo, il cui repertorio di liriche da lui prescelte disegna, come le tessere di uno splendido mosaico umanistico, i luoghi della tenerezza e del rimpianto, della passione per la vita e la sua adorata terra cantando la grazia di certi minuscoli frammenti, che dall’ampio potere rievocativo diventano un percorso coinvolgente.
Il lettore, infatti, leggendo attentamente i suoi versi si sente soavemente preso per mano e condotto nel suo mondo affettivo, un fragile e forte viaggio poetico , in cui è consigliabile accedere delicatamente, lì dove t’immergi come in un tempio, per le profonde  emozioni, sensazioni, percezioni ed illuminazioni in esso narrate, tipiche della profonda esigenza di comunicare con la necessità di emanciparsi da uno stato di sensibilità interiore, attraverso una minuziosa  analisi introspettiva. 
Concludendo, il poeta è molto simile al musicista che opera sui suoni e silenzi tra di essi, in effetti, anche nella poesia esistono i suoni: sono le parole dette, la sequenza di sillabe, vocali e consonanti, la punteggiatura, il ritorno a capo.  Tutto ciò spesso è diverso dalla lingua parlata, ma egli rappresenta la lingua, creandola, modellandola, modificandola e reinventandola, generando le nuove sfumature e correggendo le imperfezioni, in modo da costruire i suoni di questo tipo di linguaggio.

In un’amena giornata settembrina, sorseggiando una bibita fresca, ho incontrato Alfredo De Giuseppe che è stato ben lieto di rispondere ad alcune mie domande:
“Alfredo, com’è nata in lei la passione per la poesia?”
“La poesia non è uno studio severo, non è una passione profonda, è uno stato d’animo, relativo e soggettivo”.
“C’è una poesia a cui è particolarmente affezionato?”
“Quelle in cui mi rivedo, mi diverto e mi faccio capire lasciando  un alone di nebulosità”.
“Quali sono attualmente le forme di poesia ed i poeti contemporanei e del passato che la incuriosiscono e reputa interessanti?”
“Leggo volentieri le poesie di Charles Bukowski e quelle di Charles Baudelaire. Mi piace l’aria che si respira in alcuni poeti sud americani, mentre non  amo quelli delle classiche antologie italiane”.
“Che cosa rappresenta la poesia nella società odierna?”
“Nell’epoca dei social network e della banalizzazione della parola, degli aforismi e del pensiero profondo, è molto complicato distinguere la vera poesia. Soffocati da una marea di messaggini, sembra sempre di essere dentro l’incarto dei famosi Baci Perugina”.
“C’è qualcosa di eterno nella poesia?”
“Di eterno non c’è nulla, ma proprio nulla!”
“Se dovesse in una frase sintetizzare il senso della poesia, quale sarebbe?”
“Non direi nulla di particolare che non sia stato già detto e ridetto!”
“La poesia è vita o la vita è poesia?”
“La vita è un film dove tu sei il regista e c’è pure  lo staff. Puoi fare insieme a loro un film banale, intelligente, nuovo, obsoleto, interessante, disastroso o di successo. Dipende da te ed un po’ dai tuoi fedeli collaboratori”.
“C’è un messaggio che vorrebbe lanciare ai suoi lettori tramite la sua poesia?”
“ “Mi raccomando, non prendetevi mai troppo sul serio, specie nei momenti drammatici che la vita puntualmente vi riserva!”
“Progetti per il futuro?”
“La vita mi ha regalato quattro figli meravigliosi, tutti profondamente toccati dal seme dell’arte, anche se in forme diverse e variegate per i quali desidero vivere accompagnandoli nel loro cammino fino in fondo.”
“Nel ringraziarla per la piacevole intervista concessami, la saluto cordialmente, augurandole buon lavoro!”
“Un grazie di vero cuore Mariagrazia per la sua cura così sensibile e scrupolosa per la mia poesia”.