Si attendono risposte sulle sorti di piazzetta Tito Schipa. I lavori per concludere gli scavi archeologici e realizzare l’area commerciale con negozi, parcheggi, uffici e la famosa tettoia liberty dovevano riprendere a settembre, secondo quanto affermato a luglio dall’assessore ai Lavori Pubblici Gaetano Messuti.

 

Dopo l’ok della Soprintendenza, a mancare era l’autorizzazione della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, perché si potesse portare il progetto in consiglio comunale e farlo approvare.
Ad oggi, dopo il sopralluogo della commissione consiliare di controllo, i lavori non sono ancora iniziati ma nel frattempo ci si domanda come e se verranno conciliate le esigenze commerciali con la salvaguardia dei beni storici e artistici rinvenuti nel sottosuolo. Abbiamo interpellato per alcuni chiarimenti lo storico Gianni Binucci, autore del libro “Lecce Storia e Misteri tra le Mura” e da 16 anni conosciuto dai leccesi per le sue interessanti passeggiate culturali per la città organizzate dal gruppo speleologico ‘Ndronico.

Professore, secondo lei si poteva ipotizzare che scavando sotto piazza Tito Schipa, sarebbero stati trovati dei reperti archeologici?
“Io credo di non essere l’unico a sapere. Non sono l’unico studioso e storico della città di Lecce, come me ce ne sono tanti quindi credo che lo sapessero un po’ tutti. Poi che ne fossero a conoscenza anche al Comune e a coloro i quali hanno dato il permesso di fare questi lavori, non lo so. Però questo è sicuramente un sito archeologico. Forse poco poco sapevano dell’esistenza della chiesa ma della caserma Oronzo Massa sapevano tutti”.

In merito a questo, può spiegarci esattamente cosa sorgeva un tempo in piazza Tito Schipa?
“C’era la chiesa, che è del ‘600, Santa Maria del Tempio, il convento dei Padri Riformati, l’infermeria dove venivano curati i monaci e le monache di Lecce e precedente ancora a questo, era un sito anche nel periodo messapico, successivamente un sito medioevale quando ci sono stati i romani e quando Lecce era chiamata Lupiae”.

Così tanta storia celata sotto pochi metri di terra?
“Certo! D’altronde, negli scavi che hanno fatto per esempio è stato trovato un mosaico e non credo sia il solo, che non faceva parte della chiesa, quindi doveva essere qualcosa di precedente. Che cosa? Questo non lo sappiamo. Quindi già dando il permesso per la costruzione del centro commerciale si sapeva che poi sarebbero stati bloccati i lavori dalla Soprintendenza. Gioco forza sono venuti alla luce delle vestigia di qualcosa e quel qualcosa quindi era impossibile non sapere.”

La Soprintendenza ha però dato l’ok per continuare i lavori.
“Sì, pare che la Soprintendenza voglia togliere quello che di interessante viene trovato e portarlo in un museo per poi dare il via alla costruzione. Però c’è da dire anche un’altra cosa, che gli scavi non sono stati fatti in maniera sistematica; certi tipi di scavi dovrebbero durare molti mesi se non anni, quindi c’è la possibilità di trovare ancora molto altro ancora. Specialmente se si vuole anche fare il parcheggio sotterraneo, perché significa andare in profondità di molti molti metri… e che troveranno ancora?”

A quel punto, secondo lei, cosa accadrà?
“O si fa come avviene a Roma, dove anche lì quando si scava si trova qualcosa, e in un modo o nell’altro si continuano i lavori, oppure non si fa niente. Ma i giorni nostri portano a questo nuovo tenore di vita, al traffico, alle auto, alle metropolitane. Qualcosa si toglie, qualcos’altro si distrugge. Tornando a Lecce, se si trova una tomba, viene raccolto l’arredo funerario, quello che resta dello scheletro ma la tomba viene distrutta perché è una struttura in pietra. Poi c’è da aggiungere che nella zona venivano sepolti dei morti di lebbra e di peste, che venivano seppelliti in maniera diversa, quindi non sappiamo cosa si potrà trovare.”

Intanto che cosa è già venuto alla luce?
“Ci sono i bellissimi capitelli di colonne, credo facenti parte dell’antico convento dei Padri Riformati. I mosaici e delle colonne intarsiate, parte della via antica romana, sepolture”.

Anche i resti di ossa umane, stando e quanto accaduto quest’estate.
“Sì riguardo quello è stato clamoroso, quando ho saputo della turista che ha fotografato un teschio e delle ossa umane. Quello già fu un errore, perché se sono riaffiorate così vuol dire che erano poco in profondità e avrebbero già dovuto toglierle quando sono state scoperte, non lasciarle lì”.

Insomma in parole povere si perde un altro sito archeologico. Non è la prima volta che accadono queste cose.
“Sì, è successa la stessa cosa in piazzetta Castromediano, quando anni fa dovevano fare dei lavori e durante gli scavi è stato trovato tantissimo. Anche lì sono successe delle cose non belle, cose che dovevano essere lasciate alla luce non sono state recuperate, senza contare poi quelle finestrelle che hanno fatto che sono orrende perché non si vede niente e tra l’altro sono anche costate un sacco di soldi. Ancor di più c’erano delle cose importanti che sono state impietosamente coperte: ad esempio un tratto della strada romana, che partiva da piazzetta Castromediano e si dirigeva verso piazza S. Oronzo. C’erano due tombe, di cui una con una conformazione molto particolare che avrebbe potuto essere aperta al pubblico. Tutto coperto. Lo so perché ho potuto vederle coi miei occhi grazie all’associazione ‘Ndronico. E poi c’era il deposito oleario e il granaio che dovrebbero vedersi dalle famose finestrelle ma che in realtà poi non si notano perché sono state posizionate male”.

Quanto altro è stato trovato e coperto?
“Molto, molto altro. Forse quello che più mi duole il cuore sono state le terme sotto piazza Vittorio Emanuele. Sarebbe stato belle se avessero recuperato una cosa così importante del nostro periodo romano. Un’altra cosa di cui mi duole il cuore sono i mosaici del presunto o probabile tempio di Giove che si trovava nel Foro Romano dove attualmente si trova il cortile del Duomo. Questi mosaici si raggiungono ora attraverso una botola che si trova in Vico dei Sotterranei. E poi ancora c’è l’Anfiteatro romano, per cui c’era un progetto che si è interrotto tre anni fa e che voleva creare un circuito sotterraneo per percorrere tutto l’ambulacro, illuminarlo e farne un percorso turistico”.

Lei mi sta dicendo insomma, che abbiamo un vero e proprio tesoro sotterraneo su cui si potrebbe investire per attirare ancora di più il turismo in città?
“Quanti turisti rimangono incantati da quello che abbiamo sopra ma si può immaginare se avessero anche la possibilità di scendere giù? E tutti pagherebbero uno o due euro per scendere a vedere queste testimonianze di duemila anni fa. Ma anche lo stesso anfiteatro insomma! Con i due ambulacri che sono chiusi da anni. Due anni fa c’erano dei ragazzi che lavoravano all’entrata e c’era la possibilità di entrare pagando qualche euro e si poteva scendere. Perché poi non hanno continuato? Mancano i soldi è la risposta ma io sono sicuro che i soldi spesi rientrerebbero entro due anni: c’è tanta gente che fuori Lecce, paga fino a 10 euro per vedere due pietre! Qui invece che c’è da vedere tanto, queste cose non si fanno”.

L’amministrazione però ha mostrato di puntare sul sito di Rudiae e di muoversi per cercare di riportarlo alla luce.
“Se posso dire la mia, non penso che vedremo mai quel sito aperto. Forse tra cento anni, i nostri nipoti potranno vederlo. Ogni anno c’è l’idea di fare qualcosa ma poi puntualmente ci si blocca. C’è l’intenzione di portare alla luce il piccolo anfiteatro… ma noi sicuramente non saremo in vita quando questo accadrà. Anzi quando io ero giovane, circa 45 anni fa il sito era molto più visibile, poi l’incuria, la vegetazione, hanno cancellato tutto. Lì ci vorranno molti soldi e molti anni”.

[widgetkit id=73]

CONDIVIDI