Non c’è agibilità in una parte dei capannoni della ex manifattura tabacchi di Lecce, precisamente in quelli della Ip srl, una delle società che hanno assorbito i lavoratori della Bat. L’azienda, infatti, pur avendo dichiarato il contrario nel tavolo convocato al Ministero dello Sviluppo Economico il 26 luglio

, non ha mai richiesto il rilascio dell’agibilità al Comune di Lecce. La conferma è arrivata dall’assessore al Lavoro, Alessandro Delli Noci. Senza quel documento, preliminare al trasferimento delle macchine, la produzione di infissi in alluminio non potrà essere avviata e i 68 operai continueranno a rimanere al palo. È questa verità, svelata a pochi giorni dal nuovo incontro al Mise, programmato per il 19 settembre, a complicare ancora di più una vertenza già scottante. I lavoratori, infatti, solo qualche giorno fa sono scesi di nuovo in strada, per reclamare non solo il pagamento di tre mensilità arretrate, ma anche che la British American Tobacco individui un’altra azienda seria che possa assumerli e farli lavorare. Per il momento, dall’inizio dell’anno, rimangono in una struttura praticamente vuota, senza far nulla. Se la produzione tarda ad iniziare, però, un motivo c’è. Finora l’azienda, che fa capo alla Korus spa di Sabaudia, di proprietà del parlamentare del Pdl Filippo Piccone, ha imputato i ritardi al mancato rilascio, da parte di Palazzo Carafa, dei certificati necessari per l’agibilità dei locali. Eppure, Ip non li ha mai richiesti, al contrario di Iacobucci. Dunque, è una presa in giro? L’interrogativo non è neutro, anche perchè a fine giugno il direttore dello stabilimento, Mauro Scarponi, ha chiesto, in un tavolo in Confindustria, l’avvio della cassa integrazione per i lavoratori, che a questa ipotesi si sono fermamente opposti.

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