Alberto Russo, 27enne di Campi Salentina, arrestato martedì sera con oltre 5 chili nascosti nell’auto, rimane in carcere. Il giovane era stato fermato al casello autostradale di Villanova d’Asti, durante un controllo dei carabinieri. Nelle scorse ore, il giovane si è presentato davanti al gip, che ha convalidato l’arresto, confermando anche la misura detentiva in carcere.

Sul contenuto dell’interrogatorio non è trapelato nulla. Il riserbo degli investigatori è massimo.
Il 27enne, incensurato, era stato fermato a bordo di una Fiat Punto, di proprietà di una sua parente, mentre percorrela la A21 Torino – Piacenza, diretto verso il capoluogo piemontese. Alla vista degli uomini dell’Arma, il giovane ha palesato un certo nervosismo che, alla fine, ha finito per metterlo nei guai.
Accompagnato in caserma per accertamenti (il ragazzo era senza patente, perché smarrita), i carabinieri hanno fatto “fiutare” la sua auto ai cani antidroga della polizia penitenziaria di Asti. E subito è spuntata la cocaina, di ottima fattura: quattro panetti termo-sigillati, nascosti nelle intercapedini dei quattro sportelli. La vendita al dettaglio della “bianca” avrebbe fruttato oltre un milione di euro.

 

Alberto Russo è figlio di Antonio, uno dei casi storici di “lupara bianca” nel Salento, ucciso nel febbraio del 1999 durante una guerra tra gruppi rivali, per avere tentato di cambiare clan. Il cadavere di Antonio Russo fu ritrovato solo nel luglio del 2001, su indicazione di uno dei “boss” della Scu nella zona, Dario Toma, poi diventato collaboratore di giustizia.

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