Per ora si tratta solo di voci. Qualcuno all’interno del Pdl stenta a crederci, ma, secondo fonti affidabili, l’ex ministro Fitto sta prendendo in considerazione da tempo la via di fuga che conduce dal Pdl all’Udc. Non è un’operazione facile: le resistenze sono tante.

 

Lo si è visto in occasione di una riunione riservatissima con i “fittiani”, che si è svolta undici giorni fa a Bari, in cui il leader pugliese del Pdl ha chiesto ai suoi fedelissimi di prepararsi, in futuro, se le cose non andranno bene, ad abbandonare il partito di Berlusconi.
L’idea è quella di tenere in piedi “La Puglia prima di tutto”, come movimento territoriale, e di valutare, tra le varie scelte, quella dell’approdo all’Udc a livello nazionale. Si tratta di un passaggio che richiede del tempo.
I rapporti dell’ex ministro con il Cavaliere sono sempre più freddi, secondo alcune indiscrezioni, e non c’è più Gianni Letta a sponsorizzarlo, com’era successo durante le regionali pugliesi.
Fitto non è il solo: con il possibile ritorno di Berlusconi in campo, c’è già chi prepara le scialuppe di salvataggio. La nave del Popolo delle Libertà non affonda solo nei sondaggi. La verità, secondo alcuni, è che un gruppo importante del Pdl si era già preparato per il dopo Berlusconi, poi l’annuncio del Cavaliere ha sparigliato le carte, bloccando tutte le smanie di successione che si erano create.
Le voci su questo possibile abbandono di Fitto cominciano a circolare in maniera sempre più insistente, forse anche in maniera strumentale, tanto che,in mattinata, un esponente dell’Udc (che chiede di restare anonimo) commentava l’sms di un suo amico militante nel Pdl romano: «Mi ha scritto che rischiamo di ritrovarci Raffaele nel partito, dopo averlo combattuto per tanto tempo».
Un via vai di notizie e congetture che fanno gioire o inquietare, a seconda dei casi. C’è anche chi commenta positivamente: «Fitto è sempre stato un democristiano: se riuscisse a tornare tra noi, sarebbe una cosa naturale».
Come potrebbe, però, il leader maximo del Pdl pugliese riuscire a convincere i suoi a seguirlo in quest’avventura piena di incognite?
Nel Pdl, c’è chi sostiene che i buoni rapporti tra Fitto e Casini ci siano sempre stati, ma un passaggio così traumatico determinerebbe molti addii e lascerebbe il campo libero a gente come Quagliariello. Ma all’ex ministro dei Rapporti con le regioni questa operazione conviene? Forse, per la sua grande esperienza, sa che ci si potrebbe ritrovare di fronte a questa scelta per rimanere a galla.
Il rompete le righe nel Pdl potrebbe arrivare solo se in Sicilia si verificasse una debacle: quello è un importante banco di prova, lo ha ripetuto ai suoi l’ex ministro.
Alcune gole profondeconfermano: «Fitto prepara le sue truppe: se con il Pdl non si ricompongono le cose, l’ex ministro è pronto a fare il grande passo. Un passo che renderebbe più forti i centristi pugliesi, ma che li esporrebbe alla ‘colonizzazione’ dei fittiani, proprio come avvenne con Forza Italia».
Ad acclarare questa tesi ci sono anche le esternazioni di uno dei transfughi dell’Udc, Mario Pendinelli, che avverte: «Presto i vertici pugliesi del partito di Casini cambieranno, perché sta per arrivare un nome grosso dal partito di Berlusconi: sono contento di essere andato via dall’Udc».Buona parte dei colonnelli del Pdl, invece, smentiscono queste voci, pur ammettendo che già un crollo sul banco di prova siciliano potrebbe determinare un fuggi fuggi generale.

Tra i berluscones, però, qualcuno fa notare che ci sono movimenti sospetti nella base, forse ci si prepara a un dopo Fitto: alcuni personaggi romani, in queste ore, cercano di aprire nuovi fronticontattando personaggi politici lontani dall’area fittiana.
Nella politica di questi anni i colpi di scena sono la normalità: gli scenari mutano di ora in ora, ma i colonnelli salentini non sono ancora pronti al trapasso.

Eliana Degennaro

 

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