Slitta di diciotto giorni, da lunedì 10 al 28 settembre, lo sgombero delle case del quartiere Giravolte a Lecce. Le suore Benedettine, proprietarie degli immobili fatiscenti del civico 19, occupati dagli immigrati, hanno chiesto un’ulteriore proroga dell’ordinanza di fratto all’autorità giudiziaria.

Poco più di due settimane, dunque, per capire come programmare, nel dettaglio e nel modo più indolore possibile, il trasferimento dei migranti che lì risiedono da vent’anni presso le nuove sistemazioni. Troppo fatiscenti, pericolanti e igienicamente pessime le condizioni di quelle strutture del centro di Lecce per poter consentire che sedici nuclei familiari possano continuare a vivere lì. Ma anche sui numeri c’è discordanza, la prima che è emersa stamattina nel tavolo convocato a Palazzo Carafa tra le associazioni degli immigrati e il vicesindaco Carmen Tessitore. I numeri forniti dalla Questura di Lecce, infatti, si discostano, al ribasso, rispetto a quelli resi espliciti dagli stessi residenti e che lievitano, invece, a ventidue famiglie. È per sedici, ora, che si cerca soluzione. Quella provvisoria, per i prossimi due mesi, prevede il loro trasferimento nella struttura della Comunità Emmaus della Caritas, che conta dieci posti letto. In forse è, invece, la sede gestita da Integra Onlus a Cavallino, dove non è ancora certo che siano disponibili i sei posti dati per liberi nel mese di luglio, subito dopo che la vicenda è venuta a galla. Risale al 20 giugno il primo sfratto eseguito nei confronti degli inquilini di via Giravolte. Il tempo massimo inizialmente concesso dalla proprietà era fissato al 29 giugno. Dopodiché, nessuno avrebbe potuto rimanere nelle case inagibili, a rischio crollo e senza neppure allacciamento all’acquedotto e alla fogna nera. Si è saputo solo dopo che quegli appartamenti erano stati messi in vendita e risultavano su annunci immobiliari di diversi siti internet specializzati, alla cifra di 1.400.000euro. Le suore, però, hanno tergiversato e nel frattempo la proroga ha rimandato il problema a settembre. E’ in questi mesi che, a cercare una soluzione che sia definitiva e non temporanea, è sceso in campo anche lo “Sportello sociosanitario per l’immigrazione”, che ha sede a Palazzo Turrisi e offre consulenza legale gratuita per la ricerca di alloggi e la stipula dei contratti d’affitto. Solo due, però, per il momento, le famiglie che hanno accettato la soluzione abitativa proposta, per una cifra che oscilla tra i 350 e i 500 euro mensili.
“Nel frattempo ci si adopererà in due direzioni- sottolinea il consigliere comunale di opposizione, Carlo Salvemini, presente all’incontro di oggi-. Da un lato bisogna verificare se le Suore Benedettine intendono conservare la proprietà  di quegli appartamenti e la loro destinazione abitativa sociale, magari trasferendo gli  oneri di risanamento, recupero  e manutenzione in capo al Comune; dall’altro occorre censire l’offerta di appartamenti in locazione a canoni accessibili e verificare le possibilità di poterli fare sottoscrivere ai migranti dichiaratasi interessati”.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

3 × uno =