La Guardia Costiera idruntina ha individuato tra i 7 e i 16 metri di profondità lungo il litorale roccioso a Sud di Otranto, una vera e propria discarica abusiva di rifiuti di vario genere a pochi metri dalla riva.

All’altezza della “Torre del Serpente”, infatti, (poco più di un chilometro a Sud del porto di Otranto), sono stati ritrovati, in un’area di circa 25 metri per 5-8 di lato, rifiuti di diverse tipologie, fra cui alcuni resti di un’autovettura (asse dell’auto con sospensioni e ruote complete di cerchi e pneumatici) e di un asse di un carretto con delle ruote in ferro alte circa un metro, oltre ad alcuni cavi elettrici con relativi tralicci, rubinetteria di arredo, cavi di acciaio, tubi di ferro e altro materiale in ferro o plastica, bottiglie in vetro ed alcuni pezzi di materiale che potrebbe essere “Eternit”.
La scoperta è frutto di autonoma attività investigativa, condotta nell’ultimo mese dalla Guardia Costiera idruntina, cui hanno collaborato sia i Carabinieri della vedetta 806 Arena che quelli delle stazioni di Otranto e Minervino, dipendenti dalla Compagnia CC di Maglie (Lecce).
Gli uomini del Comandante Amato si sono inoltre avvalsi della collaborazione del Nucleo Sommozzatori dell’associazione di volontariato di protezione civile di Palmariggi, cui sono state richieste ricognizioni sui fondali, fino ad individuare il luogo della discarica abusiva.
Le indagini sono dirette dal Procuratore aggiunto Ennio Cillo, della Procura della Repubblica di Lecce; la bonifica dei fondali potrebbe già essere inserita nell’ambito delle attività del progetto “A pesca del rifiuto” (attualmente in corso a Frigole e San Foca con il recupero dei rifiuti segnalati dai diportisti nel corso dell’estate). Finanziato con i fondi “ecotassa” 2008 della Provincia, infatti, il progetto del Consorzio ATO LE/1 e della Lega Navale Italiana, coordinato dalla stessa Guardia Costiera di Otranto, è già alla sua “fase operativa” da mercoledì scorso lungo i litorali salentini.
Non è ancora stata stimata l’esatta quantità dei rifiuti, che sarà certa solo all’atto del recupero, ma è chiaro che le operazioni dovranno essere compiute con particolare attenzione alle diverse tipologie degli stessi, di cui sicuramente molti “speciali”. Il luogo dello sversamento sarebbe puntuale e terrestre; il moto ondoso e le correnti litoranee avrebbero prodotto la frammentazione dei materiali più delicati e la loro progressiva disposizione a “scia” lungo i 25 metri ora individuati, e probabilmente anche oltre.

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