Ha chiesto di essere ascoltato anche nell’ambito di un altro processo in cui è imputato con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina e al traffico di sostanze stupefacenti. Alessandro Verardi, 34enne di Merine di Lizzanello, collaboratore di giustizia ormai da mesi arrestato il 17 settembre dello scorso anno dopo una lunga latitanza, verrà interrogato il prossimo 9 ottobre dai giudici della prima sezione penale

, (Presidente Stefano Sernia), così come richiesto dal suo avvocato difensore Gianluca Bianco che nei giorni scorsi aveva presentato un’istanza presso la cancelleria della prima sezione penale. Il 34enne intende rilasciare spontanee dichiarazioni su una vicenda nella quale sarebbe stato trascinato, a suo dire, ingiustamente. Nell’occasione potrebbe rilevare ulteriori retroscena sulla sua decisione a collaborare. L’indagine, per la quale Verardi è indagato a piede libero, risale al 2002. Il 34enne di Lizzanello finì nei guai insieme ad altre tre persone: Gianluca Ratta, 36enne di Castri, Indita Malhaji, un’albanese di 41 anni e Maurizio Calogiuri, 35enne di Lizzanello. Secondo le indagini partite da Bari, Verardi sarebbe stato il promotore di un’associazione che gestiva lo sbarco e il successivo smistamento di cittadini clandestini sul territorio nazionale a avrebbe anche custodito ingenti somme di denaro, provento di illecite attività. Con l’istruttoria dibattimentale terminata, in giornata, Verardi voleva intervenire in video-conferenza ma per problemi organizzativi (un impedimento del presidente del collegio) l’ascolto è stato rinviato al prossimo 9 ottobre così come richiesto anche dallo stesso sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, titolare dell’indagine. Alla luce della collaborazione avviata da tempo, anche il pm ha interesse ad ascoltare Verardi. Le sue dichiarazioni, come si sa, hanno svelato nuovi retroscena sulla riorganizzazione della criminalità locale e la decisione di passare nella fila dei collaboratori di giustizia non è piaciuta a qualcuno. L’ultima vendetta trasversale, in pieno stile mafioso, ai danni dei familiari del collaboratore si è consumata appena nove giorni fa quando davanti casa della madre è stata ritrovata una bomba inesplosa.

 

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