Rientro anche quest’anno dopo un altro viaggio, come tutti i miei viaggi di studio e di ricerca, in Francia, paese che nonostante la presunta crisi economica offre i carburanti ai seguenti prezzi: benzina senza piombo 1 euro e 619 centesimi, gasolio 1 euro e 419 centesimi. In autostrada costano 10 centesimi in più.

In Spagna, paese più inguaiato del nostro, a quanto mi riferisce un amico che c’è stato alcune settimane or sono, il prezzo del gasolio è ancora più basso: 1 euro e 30 centesimi. Al rientro nel nostro beneamato paese mi trovo il prezzo del gasolio a 1 euro e 809 centesimi mentre la benzina schizza oltre i due euro. A conti fatti oltralpe ho risparmiato circa 45 centesimi al litro, pari ad a circa 20 euro a pieno. Ma non è tutto. In Provenza, paese di grande flusso turistico, i prezzi di ogni genere è sostanzialmente rimasto invariato a distanza di un anno. Un pranzo da menu turistico, comprendente un antipasto, un piatto caldo e dessert viene offerto in media a 12 euro, bevande escluse, e senza la fantomatica istituzione del coperto, esistente solo nel nostro paese, che da qualche anno colpisce anche chi si siede a prendere un semplice caffè al tavolino del bar. Mi chiedo quale sia il servizio che richiede un aggiunta fino a 1 euro e 50 centesimi su ogni consumazione in un bar.
Dunque la crisi sembra esistere solo in Italia e mica per tutti, solo per le classi basse, mentre la casta politica non pensa minimamente di abbassarsi stipendi, sussidi e vitalizi e che, ad onta dei guai dei cittadini, trovano sempre strade per alzarli, come accaduto alla Camera lo scorso luglio. Abbiamo i politici più inconcludenti del mondo ma che in compenso percepiscono gli emolumenti più alti. Il primo cittadino italiano, ad esempio, carica puramente rappresentativa, guadagna il doppio del presidente Obama, l’uomo con la più alta responsabilità del globo, e cinque volte di più della regina d’Inghilterra. Per contro il nuovo presidente francese, Hollande, da un taglio netto alle auto blu, dichiarando che se un dirigente che guadagna 600 mila euro al mese non è capace di acquistare a proprie spese una vettura di lusso, significa che è un disonesto e la Francia non ha bisogno di tali uomini. Ecco un uomo che parla chiaro e contribuisce alla ripresa del paese. Peccato che da noi non vengano concepiti e messi al mondo soggetti simili.
Altro problema è il lavoro. Da noi già a 35 anni e forse anche prima, non esiste più possibilità, in compenso in periodo di propaganda elettorale la casta si ricorda di tutti noi, promettendo mari e monti, e tutti speranzosi accorrono alle urne, pur sapendo nel loro intimo che ben presto sprofonderanno di nuovo nei meandri dell’oblio e dell’indifferenza. All’estero non esiste limite di età per lavorare ed i disoccupati, tutti, percepiscono un sussidio.
Continuo a sentire in giro che la colpa è del sud, capro espiatorio di ogni male da 150 anni ad oggi, senza sapere che la più alta percentuale di evasori fiscali si colloca al nord, in special modo nel civilissimo Veneto. Diciamolo una buona volta per tutte, i guai del sud sono cominciati nel 1860 con la spedizione garibaldina ed conseguente depauperamento delle risorse economiche e produttive, per pagare le spese delle continue guerre del Piemonte. E diciamolo pure che dietro quell’unità c’erano gli interessi di mamma Inghilterra che con le sue sterline finanziò le invasioni ai danni degli altri Stati, corrompendo le classi politiche e militari. Altro che patriottismo. La pressione fiscale, che sotto i Borboni ammontava a 2 milioni di lire oro per tutto il Regno delle Due Sicilie, passò a 24 milioni nel primo anno di occupazione, rendendo il meridione come l’area più tassata del nuovo regno. La pressione fiscale, dunque, nasce con l’unità italiana e nel corso dei secoli è andata sempre aumentando. Propongo di cambiare il primo articolo della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” (ahi, ahi) con “L’Italia è una Repubblica fondata sulle tasse ai poveri cristi”.
Qualche giorno or sono ho visto un uomo di mia conoscenza, che sino a pochi mesi fa aveva una professione di tutto rispetto, chiedere l’elemosina ad un semaforo. Appena mi ha visto ha abbassato lo sguardo e si è allontanato con vergogna. Povero uomo, povero padre di famiglia, costretto a questa umiliazione. Ma ben presto non sarà solo perché saremo in tanti a fare come lui, fra l’indifferenza generale di una casta politica oligarchica ed il menefreghismo di un popolo che pensa solo al calcio, alle veline ed alle soap opera. Mi assumo la responsabilità di quanto scritto, assicurando che tornerò a parlare di cultura dalla prossima settimana. La cultura è l’unica cosa che resta, considerato che abbiamo anche i politici più ignoranti del mondo, come dimostrato in più occasioni. Cerchiamo dunque a differenziarci.

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