L’arresto di Salvatore Milito sigilla un primo importante punto nella delicata indagine che carabinieri e Procura stanno portando avanti per fare luce sul ferimento di Luca Greco e sulla mancata eliminazione di Manca che si può ritenere un agguato in pieno stile mafioso.

Che l’esecuzione con i due bersagli presi di mira (insieme a Greco doveva essere eliminato anche Marino Manca) sia avvenuta in un clima di forti tensioni lo si evince dalle pieghe dell’ordinanza firmata dal gip Annalisa De Benedictis e richiesta dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia con cui Milito è stato accompagnato in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dalle modalità mafiose. In particolare, si legge “per affermare l’egemonia del gruppo operante a Squinzano nell’attività di traffico e spaccio di stupefacenti, estorsioni e usura”. Le modalità di svolgimento dei fatti, poi, rendono probabile la presenza in casa di Greco, in contrada “Carli” di altri soggetti, come confermato dal comportamento tenuto da Marco Greco, fratello della vittima e con precedenti per traffico di stupefacenti, il quale, a distanza di poche ore dall’accaduto, si legge nell’ordinanza, manifesta immediati propositi di vendetta nei confronti degli autori, da lui ricercati attivamente in un bar di Squinzano. In particolare, nella notte del 9 settembre, Marco Greco si sarebbe presentato insieme ad un’altra persona, presso un bar del paese e al titolare avrebbe chiesto insistentemente urlando: “Dove sono i malandrini? Se ndanu sciuti tutti li malandrini?”. In preda all’ira, si sarebbe reso autore di atti vandalici all’interno del locale, ferendo il titolare che riportava traumi alla spalla, al labbro e ai denti.
Ciò rendeva evidente, scrive il giudice, che Marco Greco, conoscendo l’identità degli autori del tentato omicidio ai danni del fratello Luca, si era rivolto al gestore del bar per farsi indicare dove fossero, così confermando che si trattava di soggetti gravitanti nell’ambito di Squinzano.
In tale contesto si inserisce un altro episodio. I carabinieri, che stavano operando sul posto del fatto, avevano visto passare a forte velocità dinanzi all’abitazione di Luca Greco una moto che il fratello Marco, aveva subito indicato nella Kawasaki Ninja di colore nero e arancione, in uso a Milito.
La circostanza, insieme all’episodio dell’aggressione al titolare del bar, alla luce anche dei rapporti documentati tra Marino Greco, Luca Greco e Salvatore Milito, permettevano di focalizzare l’attenzione degli investigatori nei confronti di quest’ultimo, potendosi sospettare la sua presenza nell’attentato contro Luca Greco. A ciò occorre aggiungere le particolari caratteristiche dell’episodio: non deve trarre in inganno, annota il giudice, la goffa esecuzione del tentativo di duplice omicidio; per pura fatalità (o meglio, per un errato rimontaggio della molla del caricatore) la pistola non ha sparato, determinando poi quell’epilogo; se quel provvidenziale malfunzionamento non si fosse manifestato, il duplice omicidio sarebbe stato portato a compimento, come significativamente mostra la bestiale determinazione di infierire su una delle vittime con un coltello prontamente estratto, dopo che la pistola aveva fallito. E deve anche essere sottolineata la caratteristica scelta di aver voluto affiancare ad un personaggio conosciuto dalle vittime, Milito, col compito di attirare le vittime, una persona venuta da fuori zona in quanto da loro non riconosciuta.
Una serie di altri episodi di colpi d’arma da fuoco esplosi da ignoti nei giorni immediatamente successivi, nonché la condotta di Marco Greco che immediatamente si pone alla ricerca di ben individuati soggetti, compulsando con metodi violenti il gestore del bar dove usualmente si incontravano, indicano che non si tratta di un episodio isolato, ma che, oltre alla puntuale premeditazione e predisposizione di un piano, sono in atto azioni di risposta violenta, caratteristiche dei contesti di criminalità mafiosa. Ecco che allora si capisce come in questo ultimo periodo i venti di una riesplosione della guerra di mala siano tornati a soffiare violentemente su Squinzano.

 

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