Cosa significa libertà di stampa in terra afghana? E cosa rappresenta in Europa? Afghanistan Camera Oscura racconta attraverso gli occhi di Kash Gabriele Torsello, fotoreporter indipendente e membro onorario di Accademia Apulia UK, la terra dei Mujaheddin, il conflitto generato paradossalmente

da una missione di pace e le difficoltà affrontate in un paese dove la libertà di espressione è duramente compromessa.
In seguito al sequestro vissuto in prima persona dall’autore nel 2006, il contrasto con la vivace e flessibile espressione giornalistica occidentale si concretizza nelle innumerevoli versioni apparse sull’accaduto.
La verità che solo chi ha vissuto può raccontare, una testimonianza carica di trepidazione.

Tutto ha avuto inizio quel maledetto 11 Settembre del 2001, il World Trade Center viene attaccato e la vita di tutti noi cambia, assume una nuova piega, più amara, quella del terrore causato dal terrorismo. Nessuno è al sicuro, siamo tutti a bordo, ovunque e in ogni istante mai dimenticheremo quelle immagini.
Afghanistan, terra enigmatica, quante domande ci siamo posti su questo paese materializzatosi dannatamente nella nostra esistenza come un fulmine a ciel sereno?
Avere delle risposte, sapere di più: questo l’intento del fotogiornalista Gabriele Torsello che dopo anni di esperienza in Kashmir, India, Pakistan e Nepal, sente la necessità di partire: “Ho bisogno di entrare, toccare con mano la terra afghana…”, sente il peso di quell’etica professionale che lo spinge ad informare, un compito che lo condurrà oltre l’immaginabile, forse oltre quei limiti che sono umanamente accettabili anche per chi ha fatto della propria vita un’esperienza temeraria.
Nel 2001, immediatamente dopo la tragedia di New York, comincia così il suo nuovo viaggio verso lo “Stato Islamico”; il suo intento è quello di raccontare la vita dei civili nel contesto di terrore provocato da una guerra difficile da capire. Il contatto con il contesto bellico rimane però solo un lontano miraggio, uno strano sentimento premonitore lo riporta a Londra, città in cui risiede. Il giornale del mattino lo fa risalire: “Quattro giornalisti occidentali uccisi in Afghanistan”, uno di loro era con lui al confine col Waziristan, labile limite che definisce la frontiera tra Afghanistan e Pakistan.
Passano quattro anni e l’Ambasciata afghana a Londra riapre al pubblico, giornalisti e fotoreporter possono ottenere un visto ed essere nuovamente ammessi a Kabul.  E’ la resa dei conti, Torsello riprende quello che aveva cominciato, il 5 luglio 2005 un volo di linea lo conduce a Islamabad, in poche ore raggiunge Peshawar, prosegue con un taxi fino a Totkham dove ottiene il suo visto per superare il confine pakistano e raggiungere l’Area Tribale dell’Afghanistan.

Il 12 ottobre del 2006 segnerà inevitabilmente e irreversibilmente la sua strada verso quella verità che voleva raccontare attraverso il suo obiettivo fotografico, Camera Oscura.
Il presagio, il rapimento, Emergency e infine la liberazione.
Alle 5 del mattino, dopo una nottata insonne tormentata da oscuri pensieri, si dirige verso la stazione degli autobus per raggiungere Kabul, dove una connessione internet potrà agevolarlo nel suo lavoro e riuscire finalmente a trasmettere le foto in esclusiva sul villaggio talebano di Musa Qala. A pochi minuti dalla partenza il mezzo si ferma, degli uomini con il volto coperto e armati di Kalashnikov fanno irruzione.
Né lui né gli scatti arriveranno mai a destinazione!
23 giorni di prigionia: Torsello e` il primo reporter italiano a subire un sequestro, tutti i giornali ne parlano, nessuno capirà mai bene le motivazioni del rapimento, le stesse domande senza esito saranno quelle che ripetutamente il protagonista si riproporrà.
3 novembre 2006: “Buongiorno Gabriele”, gli sussurrano in italiano: il ritorno alla realtà, la fine di un incubo che mai cesserà!

Afghanistan Camera Oscura: Un viaggio affascinante che l’autore compie attraverso una realtà sconosciuta, il Medio Oriente in tutte le sue peculiarità, dalle strade delle città agli ospedali, ai bambini, alla violenza di una guerra che per sua natura è sempre ingiusta. Un viaggio soprattutto interiore, alla ricerca di una fede lontana e diversa ma anche un percorso inconscio, un tentativo estremo di rimanere vivo anche quando il buio di una cella e il dolore delle catene contribuiscono ad alimentare pensieri malati.

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