Tappa obbligatoria nella Firenze del Sud per il rottamatore Matteo Renzi, di nuovo a Lecce per presentare il secondo libro “Stil Novo – La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter”.

“Se volete un libro di storia non comprate Stil Novo, se volete qualcosa di serio comprate Mario Luzi!”, esordisce con ironia il Sindaco Renzi nel suo discorso d’apertura davanti alla folla che ha riempito il chiostro dell’ex Convento dei Teatini a Lecce.
“Stil Novo non vuole assolutamente essere un libro sulla storia del nostro paese o sulla storia di Firenze – continua Renzi – piuttosto lo definirei un tentativo di tenere insieme la ricchezza dell’Italia, ma in particolare quella della mia città ed il brutto presente caratterizzato da spread, rating ed antipolitica”.
Il libro si apre con una fotografia: la riva sinistra dell’Arno in inverno, i turisti, i moumenti. L’improvvisa sensazione di Firenze come un museo a cielo aperto  fa sovvenire nello scrittore un dubbio, una domanda la cui risposta rappresenta l’elemento propulsore dell’intero libro, la linea trasversale che accomuna ogni pensiero: “Ma serve ancora la bellezza oggi?”
Sicuramente per il sindaco di una città famosa in tutto il mondo per le sue opere d’arte la risposta non può che essere ovvia, come infatti è più volte ripetuto nel libro: “La bellezza non può essere inutile. Non esiste bellezza senza scopo” . La “bellezza” del Renzi è però intrisa di altri significati. “La bellezza – spiega il Sindaco – deve essere intesa come ricchezza, la bellezza del nostro passato come fonte di ricchezza per il presente e per il futuro. Pensate a come sarebbe bella l’Italia se capisse che per uscire dalla crisi, non bisogna solo aumentare le tasse, ma investire soprattutto sulle scuole, sull’educazione. Quando cimabue tornò un giorno nella sua bottega e vide sul muro la mosca di Giotto provò in tutti i modi con un cencio a scacciarla, ma non potè perchè quello era un dipinto! Questo è un piccolo esempio dell’allievo che supera il maestro; parliamo di tempi in cui era normale far meglio di quelli che c’erano prima di te, la stessa bottega rappresentava il luogo di sperimentazione e miglioramento. Probabilmente se Cimabue fosse vissuto in quest’epoca, anzichè dare la cattedra a Giotto l’avrebbe data prima alla sorella, alla cugina, alla findanzata! Da qui potete capire come questo libro affronti tematiche attuali, come l’argomento scuola, unico e vero investimento per il nostro futuro”.
A questo punto arriviamo alla seconda parole chiave del libro: futuro. Questa “brutta parola -spiega Renzi- diventata ormai sinonimo di minaccia; bisogna smettere di pensare al futuro come una prigione. Il principale problema della classe dirigente politica è stato quello di aver considerato il futuro come una discarica: ho una vicenda che non mi torna, non me ne frega niente, se ne occuperà chi viene dopo di me; non importa bonificare, lo faranno quelli dopo di me. Un esempio lampante: il debito pubblico. Il debito pubblico non è altro che tanta gente che è andata al ristorante ed ha lasciato a pagare. Questo vuol dire che i bambini di oggi camminano con un groppone sulle spalle di trentadue milioni di euro. Nel libro ho voluto fare invece un esempio opposto: i costruttori di cattedrali. Pensate a quelle persone che hanno iniziato a costruire mattone su mattone un’opera meravigliosa con la consapevolezza che i costruttori non ne avrebbero poi sicuramente goduto un domani! Allora il futuro era un giardino, non una discarica.”
Da qui il sindaco Renzi coglie l’occasione per rispondere ad una domanda che sorgerebbe lecita e spontanea: ma proprio il rottamatore, sostenitore della formazione di una nuova classe dirigente, del futuro in mano ai giovani, dedica un’intera serata al passato? Paradossalmente il concetto è più che mai circolare: “ Guardare al passato per migliorare il presente – precisa il Sindaco – Rottamare vuol dire poter andare dalla classe politica dirigente con grande rispetto ed umiltà a dire grazie, avete servito il paese per vent’anni, ora tocca a noi”.  Oltre alla rottamazione dei politici, il rottamatore, propone anche quella di alcune idee: “Bisogna rottamare inoltre, l’idea che le grandi opere pubbliche in Italia, costino il doppio di un’autostrada in Francia o il triplo dell’alta velocità in Spagna. L’opera pubblica più grande, non è l’autostrada, non è l’infrastruttura teconologica, per quanto io possa ritenerla fondamentale, ma è l’infrastruttra scolastica, intesa come punto sociale e culturale di partenza, è per questo che credo in primis in quella degli asili.”

Non sono mancate tra il pubblico le risate, garantite grazie all’ironia che contraddistingue il fare del Sindaco di Firenze, che fra paragoni improbabili tra la rottamazione di Ridge di Beautiful e quella della classe dirigente attuale e le proiezioni di alcuni dei momenti più divertenti di film come: Ricordati che devi morire, Qualunquemente ed Alla ricerca della felicità è riusciuto sicuramente a mettere in pratica uno dei concetti basilari che hanno caratterizzato la scrittura dei suoi libri e la sua politica: “Mettersi in gioco sempre, perchè scherzare con un cittadino in piazza non è sintomo di scarsa autorevolezza nè tantomeno affrontare tematiche serie servendosi dell’ironia. Benvenga piuttosto a scacciare quell’idea del super eroe, del politico con la faccia sempre cupa e triste che mantiene il suo livello di superiorità, perchè chi fa politica deve avere il coraggio di essere semplicemente se stesso. Deve avere un progetto chiaro, raccontare che idea ha per l’orizzone dei nostri figli e non solo prentendere spazio per via dell’età. La bellezza – conclude – non è mai inutile. Tocca a noi non renderla solo una bellezza da museo, ma una speranza per i nostri figli.

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