È stato un laboratorio di Lecce, il Cedad, a sciogliere il mistero legato a una delle pagine ritenute buie della lotta di Liberazione in Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Provengono dal Salento, infatti, le analisi con il radiocarbonio che hanno stabilito che non possono appartenere a fascisti i 34 scheletri

trovati in un campo a San Giovanni in Persiceto (Bologna) nel 1962. Si era pensato, infatti, che fossero i corpi, poi chiusi in una cripta nel cimitero del paese, di persone legate al Fascismo e uccise dai partigiani in un agguato. Invece, è stato dimostrato che quei resti datano un periodo che va dalla fine dell’800 all’inizio del 1100 dopo Cristo. Per cinquant’anni, l’opinione pubblica è stata divisa sull’origine dei quelle ossa emerse dal campo di proprieta’ del signor Maestrello, anche se l’ipotesi che aveva preso maggiormente piede era quelle di essere di fronte alle vittime di un’imboscata partigianiana. Tanto che nel 1963 venne celebrato anche un funerale solenne nella Collegiata per donare una ‘fine’ dignitosa a quei misteriosi individui e venne anche eretta una lapide in loro memoria vicino al luogo del ritrovamento. Sono stati, l’anno scorso, Carlo d’Adamo e William Pedrini dell’Anpi di Persiceto, convinti che gli scheletri fossero di un epoca piu’ remota, a muoversi per ottenere il permesso per la riesumazione degli scheletri e mandare, quattro mesi fa, i campioni ai laboratori di Lecce.

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