Mino Frasca, «mister tremila voti», è il punto di riferimento del centrodestra a Nardò: un politico sanguigno tra i più papabili per uno degli assessorati che dovrebbero liberarsi in provincia o per il posto di presidente della Sgm.

Ultimamente ha lanciato un “j’accuse” che ha dato qualche pensiero a Gabellone: si è scagliato contro la nomina alla direzione generale di Stp di Biagio Colazzo, un pensionato che, secondo le indiscrezioni trapelate, si prepara a percepire 60 mila euro annui grazie a questo incarico. Frasca ha gridato allo scandalo: «Con tanti giovani disoccupati in giro non troviamo di meglio che far arricchire un pensionato che sta già bene?». Una denuncia solitaria, nell’indifferenza generale dei colleghi e anche dell’opposizione.

Consigliere, lei è in corsa per la presidenza della Sgm, sarà accontentato almeno questa volta?

«Ho fatto la domanda: ho i requisiti previsti».

E le intenzioni di chi decide quali sono?

«Non so cosa vogliono fare per la provincia e nemmeno per la Sgm. Ora mi dedico ad altro: sto lavorando tanto».

Sì, ma Stefàno non dovrebbe rimanere ancora a lungo assessore, vero? Entro la settimana prossima dovrebbe succedere qualcosa in Provincia: ci sono le pressioni di diversi consiglieri.

«Potrebbe succedere qualcosa. Gabellone ha già detto alla stampa che prenderà in considerazione il mio nome».

C’è chi pensa che il presidente non proceda al rimpasto per paura di scatenare nuove guerre intestine e malumori. Eppure, secondo alcune indiscrezioni, Rucco e Stefàno dovrebbero essere rimossi.

«Secondo me non starà fermo. Dopo tre anni e mezzo qualche ritocco si fa».

Lei punta a sostituire il neoeletto sindaco di Casarano, se non verrà nominato presidente Sgm, vero?

«Questa è una domanda da 100 milioni di dollari. Ho preso 3200 voti alle provinciali, 7000 alle regionali e sono il primo dei non eletti nella Puglia prima di tutto: prima di me c’è Caroppo, ma se avessimo vinto, sarei uscito. Ho fatto la lista alle comunali e ho preso altri 3500 voti. Ho fatto 850 tessere e mi sono candidato alla direzione provinciale del Pdl risultando il primo degli eletti con oltre 370 voti. Io la mia parte l’ho fatta e sono a disposizione del partito. La decisione spetta a Gabellone».

Lei è intervenuto per gridare alla scandalo a proposito della nomina in Stp di un direttore pensionato, con tanti giovani preparati che sono a spasso. La sua si è trasformata in una battaglia solitaria, com’è possibile? Perché nessuno le ha dato man forte, neanche all’opposizione?

«Nelle sedi competenti si sta discutendo del caso: Gabellone ha già incontrato Pepe due volte, poi c’è stata la morte della madre, ma penso che presto le cose si dovrebbero risolvere».

Colazzo faceva il ragioniere nella gestione Uccella, quindi, non fa parte nemmeno dell’area di Gabellone. Perché Pepe lo vuole alla direzione della Stp?

«Diciamo che era quello che portava avanti i conti della Stp e sappiamo bene come li abbiamo trovati: con debiti. Poi lui è andato in pensione: una bella pensione che si aggira intorno alle 4 mila euro al mese, a quanto mi hanno riferito. Hanno dato un incarico di direttore generale da 60 mila euro all’anno a questo signore. Possibile che non ci sia un giovane che possa fare bene una cosa del genere? Potremmo, con quei soldi, far lavorare anche tre giovani preparati, con lauree e master».

Insomma, dev’essere un mezzo genio questo pensionato, visto che ritengono sia così indispensabile. È vero che il figlio si è candidato con Casilli a Galatone e lei si è ritrovato a fare la campagna elettorale contro di lui? Forse lei è arrabbiato anche per questo?

«Il figlio di Colazzo ha preso 160 voti nelle liste di sinistra. Io litigai con il padre, una domenica, mentre ero con Livio Nisi: l’attuale dirigente era lì a cercare voti per il figlio, a supporto della candidatura di Casilli».

Lei vuole dire che è per questo motivo che la sinistra non si schiera con lei nel criticare questa nomina?

«Anche le organizzazioni sindacali di sinistra sono in perfetta sintonia con Pepe. Sono deluso dai comportamenti di molti consiglieri provinciali, che sono bravi a parlare solo nei corridoi. All’atto pratico tutti si tirano indietro: io, invece, seguo i miei valori e i miei principi. Sono tutti bravi a dipingersi come i paladini dei giovani: poi, quando succedono queste cose, stanno tutti zitti».

Eppure Gabellone dipinge Pepe come il salvatore della Stp.

«Pepe ha sanato la Stp? Non dimentichiamoci che noi abbiamo messo, in tre anni, come Provincia, 4 milioni e 200 mila euro. Il presidente Pepe è stato bravo, però, a contenere le spese e a evitare gli sbagli che sono stati fatti negli anni passati».

Parliamo del suo comune: Nardò. Lei spera ancora che la poltrona di Risi possa scricchiolare?

«Ci sono tanti debiti: si parla di oltre 6 milioni di euro. Alcune voci parlano di rischio dissesto: vedremo a fine settembre».

La condotta sottomarina a Nardò si farà?

«Il sindaco ha bluffato con tutti: sugli ospedali, sul tribunale, ora sulla condotta e anche su Porto Selvaggio. Molte persone di sinistra lo hanno abbandonato. Io sono contrario alla condotta e ho impedito che la Provincia prendesse posizione su questa cosa».

Gaetano GORGONI

 

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