Due vertenze, un’unica protesta. Ex Bat e Omfesa, non c’è pace in questa fine d’estate per Lecce, che ha subito un altro blocco stradale, con l’occupazione da parte dei lavoratori della strada principale della città, via XXV Luglio, ai piedi della Prefettura.

Minimo comun denominatore gli stipendi arretrati. Nel primo caso a giugno, nel secondo ad aprile. Esasperazione alle stelle, però, soprattutto per la mancanza di prospettiva, tanto che i 22 operai Omfesa sono andati a cercare udienza fino al Vescovo, Mon. Domenico D’Ambrosio, senza tuttavia riuscire a incontrarlo. “Vogliamo raccontargli la nostra versione dei fatti, visto che durante l’omelia per la festa di Sant’Oronzo si è ricordato di noi”. E’ contro la proprietà, quella che ora fa capo ad Ennio De Leo, che puntano il dito: “Non ce la prendiamo con le banche- dicono- perchè è un piano aziendale serio che manca. E’ paradossale avere commesse ferme ma non ancora liquidità dalle banche. Vuol dire che De Leo ai loro occhi non è credibile e soprattutto che anche la Prefettura non è stata in grado di sbloccare la situazione”. Bpp e Banco di Napoli hanno dato la loro disponibilità a sbloccare i crediti, manca per ora la Mps, la capofila, che dovrebbe emettere una delibera a giorni. Ma complicati rimangono anche i rapporti con Trenitalia, che ha congelato 300mila euro a garanzia dei salari delle stesse maestranze per i cantieri di Voghera e di Surbo, per un totale di 28 ulteriori dipendenti. “Ci è stata prospettata la mobilità, significa licenziamento”, dice un rsa. Irremovibili dal blocco stradale restano i dipendenti ex Bat, quelli assorbiti dalla Ip Korus del senatore Pdl Filippo Piccone. Nonostante la promessa, arrivata con una telefonata in mattinata direttamente da lui, dell’accredito in questi giorni, loro non si danno pace. E soprattutto non riescono a riaccendere la fiducia. Per 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, per 30 giorni al mese, da ben tre mesi, si presentano ogni mattina in un capannone vuoto, senza quei macchinari che pure dovevano essere installati entro il mese di agosto, secondo quanto stabilito nell’ultimo accordo al Mise il 26 agosto. E’ per questo motivo che non hanno neppure voluto tenere un incontro in Prefettura, la sfiducia è troppo grande. “Chiediamo che nel prossimo tavolo convocato al Ministero dello Sviluppo Economico il 19 settembre ci sia anche Bat- dicono in coro, seduti sull’asfalto- visto che proprio i dirigenti della British American Tobacco ci hanno convinto a rimanere in fabbrica e passare alla Ip, rinunciando anche all’incentivo all’esodo, con la promessa di un’occupazione certa”.

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