Assolto con formula piena per non aver commesso il fatto dalla pesante accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalle modalità mafiose. E’ la sentenza emessa in tarda mattinata dal giudice del Tribunale per i Minori con cui Marco Barba, 39enne di Gallipoli, è stato scagionato nel processo di primo grado celebratosi con rito ordinario.

Marco è fratello di Giuseppe, diventato collaboratore di giustizia da oltre un anno, ha preferito rimanere in carcere senza seguire l’odierna udienza davanti al giudice, al pm e al suo avvocato difensore Paola Scialpi. Il legale della sua arringa aveva insistito sulla richiesta di assoluzione del suo assistito. Il 39enne era accusato di aver sparato alcuni colpi di pistola calibro 7,65, rivelatisi mortali, all’indirizzo di Carmine Greco, il 13 agosto del 1991, quando Barba aveva appena 17 anni e dieci mesi. Ecco perché il processo è stato istruito davanti al Giudice del Tribunale per i Minori. L’assoluzione di Barba era stata sollecitata, nel corso della sua requisitoria, anche dal sostituto procuratore Imerio Tramis alla luce, in particolare, delle dichiarazioni fornite nel corso di una precedente udienza dall’allora dirigente della squadra mobile Annino Gargano. Nel corso della sua escussione, Gargano ammise come effettivamente il soggetto indicato da Mendolia non corrispondesse del tutto ai tratti somatici di Marco Barba. Dell’omicidio Greco si assunse la paternità proprio il pentito siciliano, reo confesso dell’omicidio del boss Salvatore Padovano e condannato per questa esecuzione, in primo grado, a 14 anni di carcere con rito abbreviato, pena poi confermata anche in Appello, lo scorso 26 novembre. Secondo Mendolia, anche l’omicidio di Greco gli sarebbe stato commissionato da Rosario Padovano, per eliminare un concorrente nella gestione della vendita di droga a Gallipoli e consumato insieme ad un’altra persona che aprì anch’egli il fuoco. All’assoluzione di Marco Barba, si è arrivati anche grazie alle memorie difensive depositate nel corso del processo dall’avvocato difensore. In particolare sono stati acquisiti i verbali di udienza della Corte d’Assise legati all’ascolto di Carmelo Mendolia che riferiva di aver compiuto l’omicidio insieme ad una seconda persona (identificata in Nicola Greco, leccese, attualmente detenuto), con i capelli di colore castano chiaro, sicuramente non residente a Gallipoli, in quel periodo ricercato e che aveva trovato riparo ospitato in casa di Padovano. Barba, invece, all’epoca, ha dimostrato l’avvocato difensore, era già sposato e viveva con sua moglie. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, poi, sono stati allegati anche i verbali di udienza di Giuseppe Barba e i verbali di due collaboratori di giustizia che avrebbero scagionato il 39enne gallipolino: si tratta di Simone Caforio e Giorgio Manis. A favore di Greco, poi, ci sarebbero state anche le dichiarazioni fatte a suo tempo da Antonio Montinari, il 43enne leccese ucciso a colpi di pistola nell’ottobre del 2010 in Brasile. Marco Barba, che lo scorso 19 agosto ha tentato il suicidio ingerendo delle lamette, sta scontando una pena cumulativa di 23 anni, perché accusato di due omicidi, di associazione mafiosa, di traffico di armi e stupefacenti, oltre che dell’estorsione ai danni dell’imprenditore ed onorevole gallipolino Vincenzo Barba.

 

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